Report Cavrada n° 58: Conturines e Lavarela

Conturines & Lavarela

30 giugno – 1° luglio 2012

FEATURING ERIKA & LORENZO

Il freddo ventoso e piovoso cala sulla stagione cavresca 2012. Quanto è lontano il tempo delle vette assolate, della calura sui ghiaioni dolomitici, dei lussureggianti boschi verdi! Tempo di retrospettive. Rimandiamo la serie dei “fails” cavreschi annunciata tempo fa per gettare uno sguardo sull’estate appena trascorsa.

Forcella Medesc da Lavarela

A grande richiesta incominciamo dal giro su C0nturines – Lavarela, rispettivamente vette n°1 e n°2 delle Dolomiti di Fanes. Prima occasione di utilizzo della nostra nuova tenda da trekking, citata anche nel Corvo a 3 zampe, anzi, il Corvo a 3 zampe è nato proprio qui! Frutto delle nostre menti malate intente a decifrare i rumori uditi nella notte trascorsa poco sopra il passo Tadega (o Ju dal’Ega). E che le nostre menti siano bacate avremo modo di dimostrarlo ampiamente nel corso del Report!

Il giro pianificato era questo qui sotto (rosso primo giorno, verde il secondo), ce l’avranno fatta i nostri eroi a realizzarlo?  -Suspense mode on

Il progetto

ma prima di procedere con il report, consentitemi un breve spot:

Non è una meraviglia? Beh la nostra a dire il vero è arancione ma è sempre lei. Tenda Biposto da 1,3 kg, non la più leggera (ormai, il record è sceso sotto il chilo… meno di un saccoapelo invernale!), non la più comoda (…) ma in assoluto una delle più compatte!

C’è chi mette in rete vagonate di foto dei propri figli appena nati, chi intasa social networks vari con le foto dei propri gatti, ebbene io piazzerei ovunque foto della nostra piccola (acquisto “sociale”). Ormai abbiamo un sacco di ricordi legati a lei (non tutti idilliaci invero)!

La cavrada di cui trattasi nacque come spontanea e impulsiva conseguenza di questo acquisto improvviso (scaturito da un’offerta adocchiata in una vetrina): volevamo testare la nostra nuova tana mobile e quale occasione migliore del lungo giro del Piz dles Conturines? Vetta semplice ma che comporta un percorso di avvicinamento quasi biblico, senza punti di appoggio per spezzarlo in due notti…

Il delirio ci inviò i suoi primi segnali quando eravamo ancora in macchina. Iniziammo col far la spola fra l’Armentarola, San Cassiano e La Villa per la S.S. 24 (strada sulla quale potremmo scrivere un trattato ormai) al fine di recuperare tutto quello che avevamo scordato a Trieste.

Piz Armentarola dal Plan dal’Ega

Lasciammo la macchina all’Albergo Armentarola e partimmo alle 14.38 di sabato 30 giugno, dopo pranzato. Il placido sentiero n° 11 che costeggia la nostra “beneamata” statale sembrava l’ideale per digerire… lo percorsi con gli sci, anni e anni fa, al termine della lunga pista del Lagazuoi. Ma un altro amarcord più indelebile si sarebbe presentato di lì a poco. Ci aspettava un buon tratto – dalla Capanna Alpina al Ju dal’Ega – già calpestato nella storica ed epica cavrada n°6 del Bivacco della Pace A.D. 2004 – roba da mito di fondazione!

Ritrovammo la serenità del Plan dal’Ega attorno alla Capanna, ma non era questo luogo a rendere indimenticabile questo tratto. La salita al Col de Locia! Me la ricordavo come un’erta estenuante e senza fine… ed è proprio così! Sembra incredibile: la mappa segnala una linea continua, sentiero facilissimo dunque, per un dislivello fino al Col di poco più di 300m… eppure: sarà per la scarsità di ombra, per il caldo che s’intrappola nella conca del Plan de Furcia, per il sentiero a gradini che “taia le gambe“, per i gitanti con “fioi e cagnoi” che schiamazzano lungo il sentiero, questo tratto rimane un inferno anche a distanza di otto anni!

Dal Col de Locia (2069 m) verso Armentarola

Dal Col de Locia (m 2069) si gode già di un discreto panorama verso Armentarola e il prospiciente gruppo del Sella, siamo sul punto debole della lunga dorsale che dal Lagazuoi, per le Zime de Fanes, la Cima Scotoni e il Piza dl Lech (che scorgiamo al nostro fianco) si collega alle Conturines formando l’orlo Sud-Ovest dell’altopiano di Fanes. Da qui in poi il sentiero è tranquillo, fino al Passo Tadega mancano due o tre km per circa 100m dls+ per lunghe radure, verdeggianti come i giardini del Generalife, solcate dal Rü Sciarè e dai suoi ruscelletti affluenti.  Però, come insegna Joe Simpson, la motivazione in montagna è tutto e se s’incomincia cazzeggiando si finisce cazzeggiando (e il prato del Gran Plan è ideale per ciò). L’obiettivo prefissato, il lago Cunturines, non lo raggiungemmo. Imboccato il sentiero 12B al bivio del Ju dal’Ega, decidemmo di piantare la nostra tenduccia fra i mughi nell’ultima fascia disponibile a una quota intorno ai 2250m subito sotto l’ampio “scalino” che conduce  al Büsc da Stlü. Qui assistemmo allo splendido Crepuscolo dolomitico rimirando le Cime Campestrin aldilà del passo e scrutando l’oscura nuvolaglia che scende giù dal Büsc, dalla direzione del nostro obiettivo dell’indomani: le Cunturines.

Durante la cottura della cena la genialità dello scrivente ebbe modo di manifestarsi in tutta la sua grandezza:  risparmiamo sul peso no? Micro-bombola da 100g già usata per due pasti in Val Montanaia e via! Giusto il tempo di cuocere la crema di asparagi e i wurstel ed ecco che il fido fornelletto (anch’esso ultra-leggero) tossì gli ultimi sbuffi di butano… bene, benissimo. Non ci rimase che scolarci qualche sorso di grappa prima di coricarci e affrontare la notte. E che notte! Non fu il nostro primo campeggio alpino ma il più popolato: abbiamo udito versi e suoni mai sentiti prima. Come già detto, le suggestioni di questa notte hanno prodotto il post che ci è valso il Blogger Contest 2012, al prezzo però di non chiudere occhio…

Colazione alla Malga di Gran Fanes

La mattina dopo azzerammo tutta la wilderness della nostra impresa con una colazione completa all’Utja de Gran Fanes, tanto avevamo tempo no? E qualcuno doveva riparare alla stronzata della bombolina semivuota… sicchè dopo la passeggiata andata e ritorno per i pascoli dell’Alpe di Gran Fanes, la colazione e le foto alla fauna locale (marmotte, cavalli allo stato brado, uno dei quali probabilmente ha galoppato nitrindo a pochi metri della nostra tenda nella psichedelica nottata)  ricominciammo la nostra marcia nientemeno che alle 9.53…

Salito lo scalone che separa i mughi dal deserto di pietra del Büsc da Stlü (l’acqua scarseggia in questo tratto) abbiamo gettato un occhio verso il primo gigante dolomitico venuto a presentarsi: la Croda Rossa, emersa all’improvviso oltre il Col Becchei. Indi siamo finalmente giunti al Lago de Conturines a quota 2518… avremmo dovuto campeggiare qui, seee…

Lago di Conturines

Non perdemmo occasione per perdere tempo presso il pur ben poco ameno laghetto di fusione, ma la vista dell’ancora lontano torrione del Piz ci indusse a riprendere la marcia. Gli ultimi “scaloni” da 100m cadauno del Busc fanno guadagnare quota ma si rivelano piuttosto faticosi. Il paesaggio è lunare, perennemente troneggiato dal “gnocco” del Piz. Dopo la Croda Rossa si presentano altri vecchi amici, il Cristallo e la Tofana di Fuori che sbucano oltre le Cime Campestrin.

Finalmente arrivammo sul ciglione che cade a picco per 700m sulla Val Badia. Lo spettacolo non ci era nuovo (un analogo terrazzo ci si presentò sul vicino Sasso della Croce un anno fa) eppure l’impressione fu sempre forte. Rimirammo il nostro punto di partenza del giorno prima, quindi il carosello di cime swempre piùi ampio: sbucarono fuori la Marmolada, il Civetta, il Puez, il Sella.

Dopo aver lasciato gli zaini nascosti tra la rocce vicino alla sommità del Piz dles Dues Forceles (2929 m) ci incamminammo per la ferrata Tru Dolomieu che conduce alla vetta del Piz dles Conturines. La ferrata è facile e spettacolare, oltre a un paio di scalette si articola in brevi cengette a picco sul vuoto ma sempre ampie. Il percorso non è mai veramente esposto ma non di meno la sensazione “aerea” non difetta, specie sulla cresta terminale. La vetta (3064 m), raggiunta alle 14 (a causa di svariate perdite di tempo, non ultimo l’affollamento della breve ferrata che propone un unico tragitto per andata e ritorno… eh già, l’affollamento, non altro…), presenta un panorama grandioso,  oltre alle vicine Tofane, al Lagazuoi e al Sasso della Croce, un po’ tutte le grandi vette dolomitiche s’infilano nella visuale come in una foto di classe.

Cliccare per ingrandire

Dopo le foto di rito ridiscendemmo la ferrata, combattendo contro un vento di cresta,  fortissimo anche il 1° di luglio… dopo un pranzo veloce riprendemmo il 12B che risale quindi il Piz de Lavarela, attraverso una stretta cengia un po’ esposta e un ripido canalino ghiaioso. Ci sono due vette, la Cima Ovest (3034 m) – a picco sulla valle – è leggermente più difficile da raggiungere, optammo per la Cima Est – la maggiore (3055 m) – che si discosta di solo 1-2′ dal sentiero. Il panorama non differisce molto da quello delle Conturines, vicinissime. Distante appare invece il Sasso delle Dieci, fatto nostro lo scorso anno. Erano ormai passate le 16, suonammo la campana e decidemmo di iniziare a scendere senza ulteriori indugi, anche perchè la Forcella de Medesc – 500m più in basso – sembrava distantissima ed il sentiero  appariva fin da subito per niente “gentile“.

Dopo averlo percorso pur quasi senza neve (tranne qualche rara chiazza) mi sento di sconsigliarlo. Specie nella parte alta non mancano tratti di 1°, forse financo di 2° (i sorrisi nelle rare foto non ingannino, sono sorrisi isterici!). Ma non sta lì la sua bruttezza quanto nel terreno franabile, disposto su cengie ampie ma “semovibili”. L’attenzione da prestare in discesa deve essere massima e la stanchezza psicologica che si accumula è tanta, almeno così lo è stato per noi. I giri circolari sono belli perchè non si batte mai lo stesso sentiero ma in questo caso abbiamo rimpianto parecchio il non aver fatto dietrofront su Lavarela verso il passo Tadega.

Arrivammo in forcella (2533 m) tardissimo, poco prima delle 18.30 e la strada era ancora lunghissima. Salutammo l‘altopiano di Fanes e la forcella, precipitandoci giù per il ghiaione della Val Medesc a rotta di collo lungo il sentiero n° 12, ubriachi di sollievo per la fine del calvario del 12B, fino ad infilarci all’altezza del bivio col segnavia 12A nella tipica abetaia badiota attorno al Rü de Feria. Il paesaggio sarebbe stato amabile ma noialtri eravamo stravolti. Imboccammo la strada bianca n° 15 fino a raggiungere l’abitato di Costamolino che raggiungemmo attorno alle 20. Il sentiero n°15 continua sulla sinistra nel bosco, ritornando a salire sopra San Cassiano. Noi ne avevamo abbastanza e dopo breve discussione il partito del “continuare” gettò la spugna dopo neanche un minuto. Il nostro giro finiva lì… TAXIIII

verso La Villa, il Sassongher ed il parco del Puez

L’epilogo di questa vicenda sarebbe dovuto arrivare, secondo i nostri piani, con la mitica pizza del Crucipelmo a Selva di Cadore, se non fosse che la mia auto cedette sulla salita per il passo Valparola. Procedendo a giri bassissimi raggiungemmo il paesino di Santa Fosca (la pizzeria del Crucipelmo era chiusa…) e ivi pernottammo (no, niente tenda da trekking, ne avevamo le palle piene… Garni a 30 € a testa, sob!). La mattina dopo raggiungemmo un meccanico ad Alleghe che però non seppe trovare la causa del guasto (superando i 2000 giri il motore perdeva potenza sino a spegnersi) e sicchè procedemmo per statali fino a Trieste, non superando mai i 50 km/h mentre la temperatura esterna nella bassa friulana superava i 40°… rimpiangemmo il sentiero 12B! Almeno dava adrenalina!

P.S. A Trieste scoprimmo che il guasto risiedeva nella bobina, scatolina presente nel motore della cui esistenza nemmeno ero a conoscenza…

Lavarela e Conturines da Costamolino

Programma 58° cavrada: Conturines e La Varella.

Progetto last minute, livello Chube + (ma solo per un breve tratto di ferrata sulla vetta delle Conturines) concepito dalle nostre menti smaniose di aria dei tremila!

1° giorno: il primo tratto fino al Ju dal’Ega susciterà qualche ricordo nelle cavre veterane, essendo stato percorso all’inizio della 6° cavrada, la prima di due notti fra Fanes e Tofana di Rozes. Ma una volta giunti allo Ju anzichè girare a dx verso il Bivacco della Pace si gira a sx verso il lago di Conturines presso il quale ci accamperemo (disponiamo di due nuovissime tende da trekking rispettivamente da 1,3 e 1,5 kg – per un totale di 4 posti! Il Campeggio nel parco Fanes – Sennes – Braies sarebbe proibito ma viene tollerato il bivacco alpino – ovvero monta al tramonto e smonta all’alba). Anzichè partire dalla Capanna Alpina partiremo da Armentarola per ridurre il percorso di ritorno alla macchina domenica. dislivello positivo: 900m per 3h- 3h e 30′ (quindi non necessaria neanche eccessiva levataccia domani).

2° giorno: conquista sia del Piz dles Conturines (m. 3064) che del Piz de Lavarella o La Varella (3055m). Per un totale di dislivello positivo di 650m (2 h e 1/2 circa – femo 3 per lo svacco sulle vette), a seguire discesa alla Forcella de Medesc (m. 2533), indi – tramite sentiero n. 12 – discesa in Val Badia… altre 2h e 1/2 per la macchina, e altri 100m blandi di dislivello a valle nel bosco).

WEBCAM (Rif. Lavarella, poco distante)

METEO (San Cassiano)

PANORAMA DI VETTA

WE 2-3 luglio 2011 – Alta Badia

Aperte le iscrizioni per la 44° cavrada: finalmente DOLOMITI!

I dettagli del giro li trovate nella sezione “giri da fare”, precisamente qui.

Giro del Kreuzkofel / Sasso della Croce. Se anteporre la vetta al 1° giorno (giro antiorario) o posticiparla al 2° (giro orario), lo decideremo all’ultimo, a seconda del meteo. (Webcam)

Le tariffe del rifugio Lavarella le trovate qui (20,5 € il pernottamento in camerata).

Tris delle Tofane

——- Man mano che ci avviciniamo al momento fatidico della “Big Cavrada” dell’anno le date s’incasinano viepiù… e per incasinare ancor di più la situazione aggiungo l’ultima idea concepita ancora a giugno…

La Tofana di Rozes, top10 fra le Dolomiti sia per altezza che per imponenza della parete Sud, immancabile punto di riferimento nei panorami in cresta (se tutto è incerto per via dell’angolazione della visuale, la Tofana è sempre inconfondibile con la sua cupola quasi sempre “sbiancata”), fu il primo “3000” insaccato dalle Cavre sei anni fa (e la terza vetta conquistata, dopo Monte Sernio e Montasio)… all’epoca l’itinerario fu un complesso ma efficace “ghirigoro” studiato per evitare ogni possibile ferrata, persino quella brevissima della Scala del Menighel… l’assenza di attrezzatura e un ingenuo timore reverenziale ci allontanavano da questi artefatti pur sempre turistici: vera e propria “preistoria” delle Cavre! Già l’anno dopo incominciò “l’età del ferro” (su Pale e Canin) che si consolidò nel 2006 col tris di ferrate sul Civetta. Oggi, in piena Era “Normale” ci riproproniamo di tornare in loco sviscerando però ogni ferrata possibile in zona!

L’itinerario ideale che abbracerebbe tutte e tre le Tofane si articolerebbe in due notti:

1° giorno: Partenza dal Rif. Dibona (2083m – raggiungibile in auto pagando però una salata gabella: 10 euri!), poi – districandosi per la selva di sentieri ai piedi della Tofana (in sequenza: 403 – 442 – 404… 06 per chi chiama da fuori Roma) – si raggiunge il Castelletto imboccando l’omonima galleria, inizio della Ferrata Lipella che si percorre fino alla vetta. Si scende per “la normale” (quella fatta 6 anni fa) fino al Rif. Giussani dove si pernotterà (proprio come 6 anni fa!). Ufficialmente 1150m di dislivello, ma bisogna considerare che la prima parte della ferrata Lipella fino alle Tre Dita è un continuo saliscendi! Tempo stimato: circa 6 ore e 1/2.

2° giorno: Si discende il sentiero n. 403, imboccando nel tornante successivo all’ex- Rifugio Cantore la strada di accesso a Punta Anna. Da qui si inforcherà l’aereo sentiero attrezzato Olivieri fino al Bus della Tofana (che non è un bus navetta! bon ok, non fa rider…) e da questo la ferrata Tofana di Mezzo fino alla cima omomina – 3244m (vetta n. 3 delle Dolomiti dopo Marmolada e Antelao, ma purtroppo devastata da una funivia e da un… Ristorante in cima!) . Infine si percorre la facile Ferrata del Formenton fino alla 3° Tofana (di Dentro – 3238m, quasi un’anticima di quella di Mezzo) scendendo poi alla Baracca degli Alpini (2922m) dove si passerà l’ultima notte. Circa 900m di dislivello, anche qui però il percorso è soggetto a saliscendi in cresta solo in parte calcolato… Tempo stimato: 6 ore.

3° giorno: “Passeggiata” conclusiva senza grandi dislivelli ma costantemente esposti su panorami enormi. Si scende infatti fino a a raggiungere il sentiero n. 407 che si percorre fino all’inizio del Vallon di Ra Ola dove s’imbocca la lunga Cengia Paolina che percorre un grande cornicione costantemente affacciato sulla profonda Val Travenanzes fino a raggiungere di nuovo il Rif. Giussani / Forcella Fontananegra, dal quale si ridiscenderà comodamente al Dibona disegnando così una specie di “Otto” oblungo sulla cartina. Difficile calcolare sulla carta il dislivello che ufficialmente è di 500m ma che il notevole saliscendi di “cengia” amplia considerevolmente. Anche qui circa 7 ore di marcia previste… ma estremamente suggestive!

Complessivamente il livello rientra nel Superchube, diciamo un Superchube dal volto umano…. (che bella metafora…), in quanto i dislivelli sono si importanti, ma abbordabili… oltretutto diminuiscono di giorno in giorno all’aumentare della stanchezza accumulata. Le ferrate sono molto esposte (specie nel 2° giorno) ma assicurate a dovere si da renderle tecnicamente di media difficoltà…

L’itinerario si può spezzare anche in due tronconi di un giorno l’uno: Ferrata Lipella andata e ritorno dal Dibona ( 7.30 – 8 h circa) e ferrata Punta Anna/Ferrata Olivieri/Formenton dal Rifugio Pomedes (raggiungibile con funivia dal Ristorante Pietofana).

WEBCAMMETEO

P.S. Non sarebbe male se nei commenti si inserisse le giornate “disponibili” di ognuno anche solo per la Marmolada (per me ok tutte tranne i lunedì 9 e 16 ed il 17 agosto).

Giro del Sasso della Croce

E infine un livello Chube (nonostante qualche passaggio attrezzato semplice). Siamo in Val Badia, zona fighetta, ma il lunare parco di Fanes-Sennes-Braies costituisce una felice parentesi selvaggia fra vallate devastate da piste, hotels e skilift… Il Sasso della Croce o Kreuzkofel o Sas dla Crusc, per capirsi, è la lunga bastionata che si rimira tutto il tempo sulla sinistra percorrendo la SellaRonda da Corvara ad Arabba in senso orario…

L’itinerario è un anello che si può incominciare sostanzialmente in due punti: partendo dall’Ospizio della Croce, comodamente raggiungibile in seggiovia da Pedraces, oppure dai dintorni della frazione di Spëscia di La Valle / Wengen. A scopo indicativo per calcolare i tempi useremo la prima opzione.

1° GIORNO: Partendo dall’ospizio della Croce (2045m) si prosegue per il segnavie n. 16 scendendo fino a quota 1680 (vicino Spëscia, che come abbiamo detto è il punto di partenza alternativo), dopodichè si risale per il sentiero n. 13 fino al Passo di S. Antonio (2466m) per poi ridiscendere infine al Rifugio Lavarella (2042m). 3 ore e 1/4 secondo Enrosadira.it per meno di 450m di dislivello.

2° GIORNO: Lasciato il Rif. Lavarella si risale l’altipiano del Sasso della Croce o per il sentiero 7 (più alto) o per il 12 (più basso e tranquillo), arrivando comunque con il 7 alla Forcella della Croce (2612m) e lungo la cresta Sud-Ovest si risale fino alla Cima Dieci (3023m), vetta massima dell’escursione (4 ore fin qui). Per il ritorno all’Ospizio della Croce lungo il sentiero n. 7 (con tratti attrezzati) calcolare ancora 3 orette o 2 ore e e 1/2 a seconda del passo…

METEO

WEBCAM

MAPPA:

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Prima che le cavre vadano in vacanza…

Eccoci qua, la cavra bubez sta accrescendo le sue competenze e, per una volta, prende il posto dell’impegnata cavra filli e propone un itinerario (concordato però in precedenza con lorenz).

Date della spedizione: sabato 10 – domenica 11 luglio

Luogo: Monte Popera (3046 m, Dolomiti di Sesto)

S.D.C. (Scala di Difficoltà Cavresca): Superchube

Descrizione dell’itinerario

1.Giorno

Si parcheggia (a pagamento!maledetti tedeschi…) in Val Fiscalina, nei pressi del Rifugio P. Fiscalina / Fischleinbodenhütte (1454 m). Da qui si risale la Val Fiscalina fino al Rifugio Zsigmondy – Comici (2224 m). Si segue quindi il sentiero che sale a Forcella Croda dei Toni (2524 m) e poi, per il sentiero 107, si raggiunge il bivacco De Toni (2578 m). Dislivello circa 1100 m, 4.30 ore circa.

2.Giorno

Dal bivacco si prosegue lungo il sentiero 107 ( scendi ‘bastanza in zo,fin circa quota 2000…), passando per Forcella Maria e raggiungendo poi il Rifugio Carducci (2297 m). Da qui si sale a Forcella Giralba (2431 m) (era un pezzo del percorso della LUT!!!) e si svolta verso destra, seguendo le indicazioni per la Strada degli Alpini. Dopodichè “si segue per un ventina di minuti questo sentiero per poi abbandonarlo inoltrandosi verso la Busa di Dentro. Senza difficoltà su ghiaione si giunge al nevaio poi si prosegue sul ghiaione (molto ripido) che verso sinistra (nord) risale quasi totalmente la Busa di Dentro. Seguendo gli ometti si giunge quindi alla rampetta di rocce lunga una cinquantina di metri che è il passaggio meno facile. A destra della rampa c’è un canalino che può essere salito ma le ghiaie mobili consigliano la salita per la paretina e quando si giunge alla fine di questa si prosegue per l’evidente e facile traccia (gradoni rocciosi ma facili) che ci porta verso la cresta del Popera. La si segue verso destra (sud) e si arriva alla croce di vetta” (www.montagnaforum.com). Dalla vetta bisogna scendere nuovamente al sentiero 101, la famosa Strada degli Alpini, che si può seguire fino al bivio con il sentiero 124. Quest’ultimo poi ci condurrà nuovamente al Rifugio Fiscalina. L’alternativa, più breve ma meno spettacolare, è, raggiunto sempre il sentiero 101, seguirlo fino al Rifugio Zsigmondy – Comici (2224 m) e poi percorrere a ritroso il sentiero del giorno precedente fino al parcheggio. Dislivello circa 1200 m, per circa (ma molto circa) 7 ore di cammino.

PREVISIONI METEO

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Hasta pronto!

Tris delle Bocchette (Dolomiti di Brenta)

WEBCAMMETEO

Dopo il gentile omaggio di ieri sera della (presto) cavra San Tommaso (la cartina delle Dolomiti di Brenta) non poteva mancare oggi il progetto, peraltro già abbozzato tra i auguri alla cavra per sbiego (che rinnoviamo e celebriamo in data odierna, suo reale compleanno) e le pesche col vin.

Si tratterebbe di un’inedita tre-notti nei pressi di Madonna di Campiglio (mai andate così lontano le Cavre!) di livello Superchube, Superchube Più con le vette (passaggi non a livello del Duranno ma degni del Cristallo, anche se meno faticosi). Inutile dire che trattasi di un giro remunerativo come non mai su un sistema di cenge mozzafiato, ponti sospesi etc, non se guadagna schei ma paesaggi dolomitici immensi – con la quasi-autoctona cavra San Tommaso a guidarci!

La mia idea:

1° GIORNO: Partenza dalla Val d’Agola, poco sotto Madonna di Campiglio, da quota 1320 fino al Rifugio XII Apostoli (2489m). Meno di 1200m di dislivello per circa 3 ore e mezza di camminata. Almeno a quanto si sostiene qua

2° GIORNO: Partenza dal Rif. XII apostoli imboccando il sentiero attrezzato dell’Ideale (segnavie 304), Via normale per la Cima Tosa (3174m – vetta massima del gruppo del Brenta – passaggi di I e II), Ferrata Brentari e lungo questa fino al Rifugio Pedrotti (2491m). Circa 3 ore e 3/4 senza vetta (alcune fonti sostengono 5 ore), la deviazione per la vetta presumibilmente richiede 2 ore e mezza in totale. Dislivello attivo: circa 1000 metri (? molti saliscendi).

3° GIORNO: Partenza dal Pedrotti, Ferrata delle Bocchette Centrali. Via delle Bocchette Alte con deviazione per l’ascensione della Cima Brenta (3150m vetta n. 2 del gruppo),  proseguendo poi fino al Rifugio Tuckett (2272m). Anche qui circa 1000m di dislivello in salita per un totale di 9 ore di marcia a causa dell’impegno richiesto dal percorso (in caso di difficoltà possibilità di deviazione a metà del percorso per il Rifugio Alimonta).

4° GIORNO: Discesa dal Tuckett fino al Rifugio Vallesinella e da qui fino al punto di partenza del 1° giorno. (Dislivello perlopiù in discesa, tempi di marcia ignoti…)

PRO: Giro immenso completo di quasi tutti gli highlights delle Dolomiti di Brenta, le ascensioni alle vette sono facoltative e non necessarie alla progressione lungo il percorso (e peraltro consistono in deviazioni relativamente brevi).

CONTRO: Un po’ si “brucia” tutto il gruppo di Brenta, saltando qualche pezzo (come la ferrata Castiglioni, il “poker” sfuma… o la parte di Bocchette che passa per i rifugi Alimonta e Brentei). Si passa per vedrette e tratti ghiacchiati, per sicurezza sarebbe utile portare dei ramponi… Vanno sacrificate due giornate per l’avvicinamento e la discesa e poi c’è il rischio che il giro sia troppo figo… dopo non vorremo più fare altre ferrate…
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Progetto Marmolada

Arriviamo subito al dunque. Ecco la proposta del 2007, pecche maggiori: niente ghiacciaio (…), più di un passaggio doppio per lo stesso percorso (sia tratto iniziale fino al Rifugio Falier al 1° e all’ultimo giorno, sia al 2° giorno ascensione e discesa di Punta Penia per lo stesso tragitto – la ferrata della Spalla Ovest – oltretutto con un fastidioso saliscendi…

 

Proposta con ghiacciaio: 1° giorno identico: partenza da Malga Ciapela, pernottamento al Bivacco Dal Bianco (eventuale puntatina sulle Cime di Ombretta).

2° giorno: conquista di Punta Penia attraverso la ferrata, discesa per il ghiacciaio (piccolo neo: bisogna noleggiare ramponi e picozza 2 giorni prima e restituirli al 4° giorno… da notare però che sono consigliati comunque per la ferrata Spalla Ovest, spesso ghiacciata) fino a Pian dei Fiacconi e oltre fino al lago Fedaia, da qui attraversamento della strada (ruba un po’ di poesia…) puntando su sul versante opposto fino a Porta Vescovo, per concludere con la panoramica ferrata delle Trincee fino a raggiungere il Bivacco Bontadini. (in tutto circa 10h con un dislivello in salita di 700m punta penia + 700m sas de mezdì/mesola).

3° giorno: discesa da passo Padon fino al passo Fedaia, attraversamento della strada (che ruba un altro po’ di poesia…), quindi Ferrata Via Eterna (faticosa, esposta e disagevole! detto per allettare…) fino a Punta Serauta, se si è distrutti ritorno con funivia direttamente a Malga Ciapela, se si vuole essere Cavre fino in fondo completamente a piedi (con un tratto su strada però, che – indovinate? – si, ruba un po’ di poesia).

I contro li ho espressi durante l’esposizione, i pro – oltre il mio fottuto ghiacciaio – è il giro completo della Marmolada con viste pazzesche del tetto delle Dolomiti: l’impressionante parete sud, la vetta ( e ok, fin qua idem come prima proposta), la vista frontale da nord, la vista da est dalla Via Eterna… ah si e poi il ghiacciaio, l’avevo detto? Giro tosto, urge allenarsi: 1200m dls+ il primo giorno (con +300m senza zaino per Cima Ombretta), 1400m dls+ e altrettanti di in discesa il 2° e 900m dls+ il 3° e 500 in discesa (+ altri 1500 in discesa a scelta)…