Svinjak

Meteo permettendo, la prossima domenica s’inaugura la grande stagione cavresca 2011, basta nuggets!

Finalmente un monte vero! Anche se in verità è più basso del Nevoso e solo una decina di metri più alto del Matajur (1653m), la prominenza aguzza dello Svinjak gli è valsa il soprannome di “Cervino di Bovec“. Un picco di tutto rispetto ma “segato” quel tanto alla base da renderlo praticabile anche in una stagione in cui l’alta quota è ancora prigioniera dell’innevamento diffuso (perdipiù in scioglimento e quindi “valanghivo”).

Si parte dall’abitato di Kal – Koritnica nella conca di Bovec e poi dritti su fino alla vetta senza possibilità di sbagliare, per 1193 m di dislivello. La segnaletica locale stima 2h e 30′ di cammino, Hribi.net dice 3h. Ad ogni modo trattasi di “LIVELLO CHUBE“, difficoltà contenuta ma di buon impegno fisico.

L’ultimo tratto è moderatamente esposto in quanto il sentiero s’inerpica su per il pendio erboso sommitale:

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Report Capodanno con le Cavre vol. 2.0(11)

Ecco qui il report del Capodanno Cavresco vol 2.0(11). Un report un po’ personalizzato su questi due giorni che ci hanno visto accogliere il nuovo anno lontani dalla civiltà, lontani dalla banalità, lontani dalla realtà… sospesi nel silenzio delle montagne e a diretto contatto con la natura (…. soprattutto con la natura umana visti i comportamenti di certi rozzi elementi…….).

Come in ogni ritrovo cavresco che si rispetti, che sia gita in montagna, al mare, osmiza o semplice bevuda in città, divertimento, allegria e goliardia l’hann fatta da padroni nel caratterizzare quest’avventura da mesi attesa da tutti i membri del gruppo, composto da 5 giovani screanzati e una dolce e gentile signorina per bene (santa donna che riva a sopportarli ).

Non starò qui a perdermi in dettagli su luoghi, modalità, cambi programma, tempi etc. della gita che sono a conoscenza di tutti… ciò che tengo a dire è che si, spensieratezza e giovialità l’hanno accompagnata come d’abitudine ma, almeno personalmente, questo capodanno ha lasciato il segno per lo spirito di gruppo respirato ( da non confondere con il fetore del gruppo inspirato…….).

Il contrattempo iniziale e la conseguente preoccupazione per la strada ghiacciata, hanno creato nella sottoscritta uno stato d’animo tutt’altro che positivo, infatti, molto titubante e incerta sul dà farsi, quasi quasi sperava di poter far dietro front verso un posto più caldo e sicuro: la casa tarvisiana a noi tanto cara ( anche se già occupata da sconosciute e dubbiose presenze….).

Massi Erika Sandro Chube Dieguz

La determinazione degli altri però, la loro fermezza nell’affrontare gli ostacoli e raggiungere la meta, un “si va su a piedi” detto senza un minimo di esitazione, l’hanno costretta ad accettare la situazione…e fin dai primi passi lo spirito cambia ottimisticamente, conscia del fatto che in fondo si stava facendo la cosa giusta, che in fondo bisogna provarci sempre, fidandosi degli altri, e perchè no, di sè stessi soprattutto, sapendo che ci si sarebbe divertiti e che non c’era nessun altro posto e tanto meno compagnia con cui voler esser in quel momento…. e così, intraprendendo il cammino sola soletta nel bosco innevato ed ammirando i colori rossastri del cielo al tramonto, respirava voglia di avventura e ringraziava i suoi amici molesti per esserci, ognuno a modo suo: chi perso tra genio e follia, chi arrogante e presuntuoso ma in fondo sempre un po’ bambino, chi amico saggio e a volte fin troppo preciso (ma fortuna che almeno lui è così..), chi freddo e composto all’apparenza ma in fondo bon come un toco de pan (alle olive!), chi da poco arrivato e a volte un po’ troppo impanicato ma sempre pronto a far festa….

Erika Sandro & Die

…Ma bando alle ciance! Preparati armi e bagagli, caricato lo slittino, si inizia il cammino illuminati dagli ultimi raggi di sole. La fatica si fa sentire e il buio pian piano cala, ma il gruppo è unito e con le frontali accese e l’aiuto delle ciaspe si avanza ansiosi di arrivare.

Finalmente dopo un’oretta e mezza di cammino, la vediamo, sotto un cielo sfarzosamente stellato lei, la nostra casera! Sforzata con gran maestria la legnaia si dà subito vita al fuocherello, punto di riferimento e centro nevralgico della vita in casera, unica fonte di calore attorno al quale passeranno le ore…Inizia la sistemazione interna del mobilio cercando la soluzione più comoda, che dopo mille battibecchi e incomprensioni si rivela essere quella della povera sottoscritta snobbata fin dall’inizio ( solito…). Il tavolo viene accuratamente organizzato con un criterio tutto femminile: un grande angolo dolci fornito di due pandori, un panettone, merendine, biscotti, buonissimi dolcetti fatti in casa, cioccolatini, torrone e i mitici cantuccini etc.etc.etc…; zona frutta secca per aiutare l’intestino pigro: albicocche, prugne, fichi e datteri; angolo carne + polenta; zona salata per stuzzicchini e aperitivi: pistacchi, taralli, pistacchi, grissini, pistacchi, pane alle olive, pistacchi… Tutto ( e di più ) superconvenientemente acquistato in quei 10-12 supermercati di Trieste…. Si posizionano gli alcolici pronti all’uso sulla mensola e una dopo l’altra si stappano le prime lattine di birra. Si crea un pò di atmosfera con varie candele (beh, candele… flebili ed effimeri lumini…) e siamo pronti per la serata! Ah no! Fermi tutti! Mancano i veri protagonisti della festa! E così i due fenomeni che li voleva tanto, tornano sul sentiero per trovare loro, i cappellini che “hanno dato una svolta alla serata…” Ritorneranno sani e salvi?! Noi vogliamo ricordarli così. Recuperati ‘stibenedetti cappellini…la festa può iniziare! Il nostro cuoco con grande pazienza si dedica alla cottura di carne e polenta aiutato da più di qualcuno (facilmennte emozionabile ) mentre altri si limitano a guardare o si divertono a punzecchiarsi alle sue spalle. A volte scatta qualche screzio : minacce con coltello, schiaffoni (non)meritati e urla indemoniate “te gà 10 secondi per ammetter che te son un coion!!” aizzano la combriccola…ma nessuno si fa male e nessuno nemmeno ammette de esser un coion………Si continua così a bere, mangiare, cantare e si tenta una lista di fioretti per il nuovo anno, speranzosi che almeno uno su cinque si avveri ( almeno quell’uno che fa da comune denominatore a tutti…..).

Sandrin&Massi

5…4…..3….2….1…AUGURIII! Finalmente mezzanotte arriva! Scintillanti bengala, dolce spumante e foto molesta “Copenaaghen!” per festeggiare en plein air…Ma l’entusiasmo da nuovo anno dura ben poco, e, mangiate le squisite lenticchie portafortuna cucinate alle 8 del mattino con tanto amore,  dopo pochi minuti tutti dentro i saccoapeli….

All’alba del giorno dopo, qualcuno è già sveglio, e premurosamente si attiva per attizzare il fuoco mentre gli altri ancora dormono per far in modo che il loro risveglio non sia troppo gelido. Consumata la colazione ed espletati i bisogni fisiologici mattutini, cercando di estorcere qualche trucco ai più esperti sul dove fare, come fare, con cosa fare: “a quattro zampe o in piedi? e dopo?” ….  il sole raggiante del nuovo anno richiama le Cavre ( almeno quelle sane ) al pascolo sotto un cielo sgombro da ogni minima nube. Varie ed amene attività ci intrattengono durante la mattinata. Operosi più dei 7 nani e la loro Biancaneve, si provvede a rimpinguare la scorta di legna improvvisandosi metodici boscaioli e forzuti falegnami . Ci si allaccia le ciaspe, o si tenta di farlo ( suggerendo “amorevolmente” di desistere a chi non è in grado..) e ci si incammina lungo il sentiero. Non passa molto tempo però che ci si ritrova già seduti… a respirare la quiete che ci circonda. Di ritorno alla base, si dà sfogo al bambino che è in ognuno di noi in temerarie discese con il bob contro alberi e giù per piste nere ( con conseguenti faticosissimissime risalite a piedi… …ouff!), solite palle di neve in faccia e non solo….di cui abbiamo abbastanza le palle piene! Tutto questo movimento non può che mettere fame alle caprette! Ci si riunisce così, allegri e beati, attorno al tavolo dell’aperitivo affettando salamino e sorseggiando calicetti di vino.

Lorenz

Nel frattempo c’è chi lavora per noi…. e attorno al nostro caminetto assaporiamo una  gustosissima carbonara affumicata preparata dal nostro meticoloso chef,  santo omo che gà cusinà per noi per due giorni! Perchè diciamocelo, senza di lui saremmo andati avanti a pistacchi e grissini!! Il pomeriggio inizia….e non finisce mai…..Appesantiti dall’ingente quantità di cibo che viene mandata giù in maniera quasi compulsiva, e paralizzati dal freddo, il tempo sembra si sia fermato, le lancette degli orologi fanno fatica a muoversi…come noi del resto! Ogni minimo movimento pesa, anche solo l’idea: “passami quello” “sposta quell’altro” “metti là sta roba” “fai così”…”ma fa ti ciòòò!!!” “ma cosssaaa!”. E in più, la prospettiva di passare un’altra, interminabile notte al freddo demoralizza gli animi più stanchi. Qualcuno accenna ad un ritorno anticipato, ma fortunatamente, e come il codice etico delle Cavre impone, nessuno si lascia scoraggiare, si resta tutti assieme! Anche se inermi e ipnotizzati davanti al camino….

Arriva l’ora di cena e ci si dedica alla griglia… polenta bruciata e pollo crudo son le specialità della serata! ”cossa, non te gà mai magnà roba brusada?” … Per fortuna son rimaste ancora un po’ di quelle deliziose lenticchie … Le ore trascorrono sempre più stancamente, anche se qualcuno resta a suo modo attivo e molesto … ”ma dove te gà imparà a viver?!”. Uno dopo l’altro tutti a nanna, avvolti nei saccoapelo sotto strati e strati e strati di maglie magliette e maglioni. Qualcuno fa lo spocchioso con una presunta copertina termica by Godina… soffre addirittura il caldo povero picio, e i ronfi che emana direi che lo confermano! La notte la si passa alternandosi accanto al camino per mantenere almeno un po’ di tepore in questa casera priva di calore (umano) e permettere un riposo quasi decente a chi soffre di più il freddo. ( Mentre chi sta bene non si preoccupa minimamente degli altri e continua a dormire senza problemi…ndr )

Al mattino lo sibilìo di un forte vento ci fà da sveglia: i più temerari escono rischiando l’assideramento delle zone del corpo più delicate….”matouna!!” Ma quando la natura chiama, chiama!  Le nubi avvolgono le cime che ci circondano….ma fortunatamente il cielo si schiarisce un po’ lasciandoci ben sperare che il bel tempo ci accompagni al ritorno.

Dieguz

Si dà inizio al brunch nostrano… fette di putizza con birra fresca, alternate a panini di salame e latte caldo; bonbon alcolici forzatamente ingeriti (shake your bon-bon!) e liofilizzati Plasmon per i più piccini… Il nostro amico muto ( scusa Die ), nel ruolo di Babbo Natale, si prodiga nello spartire gli avanzi della spesa: ad ognuno le sue preferenze. Ma ha mal calcolato l’irascibilità tutta nuova di un componente che per una mortadella in più nel suo gruzzoletto stava per fare a botte con tutti! Si ordina, si sistema, si pulisce, il tutto accompagnato da un profondo e coinvolgente dialogo: “matouna!!” “ma cosssaaa!!” “Copenaaghen!!” “ma dove te gà imparà a viver?!” “te gà 10 secondi per ammetter che te son un coion!!” ripetuto in loop e che ormai è certo, sarà il leitmotiv del gruppo….

Scattate le rituali foto di gruppo di fine gita e fine molestie, ci si incammina lungo il sentiero facendo molta attenzione a dove appoggiare i propri piedi nell’attraversare quello che solo 48 ore prima era un candido campo incontaminato ma che ora è diventato più che minato!! La comitiva procede, chi più avanti, chi più indietro, si parla, si ride, si impreca trascinando lo slittino…. Arrivati alla macchina ci si prepara per il ritorno alla civiltà (sigh-sigh…) e ognuno inizia a far i conti con la propria realtà….e soprattutto con il proprio saporino di affumicato…

E&Chu

…ma a casa questo acre odore di caminetto che ci investe interamente, sarà un dolce ricordo di un’altra avventura archiviata, di un’altra ed emozionante esperienza che ha aperto le porte ad un nuovo anno.

Anno che spero sarà sorridente e sereno per tutti voi, e con tutti voi. Con chi è vicino, con chi è lontano, con chi desidera cambiare la propria vita, con chi mi odia fin dal primo giorno che mi ha vista, con chi sogna un lavoro migliore, con chi s’impegna con tutta la sua volontà per finire l’università, con chi lavora sodo per arrivare al premio Nobel, con chi l’annoio quando parlo anche nei sogni, con chi da anni mi sta accanto nelle mie paranoie….

Ed ecco qui che arriva il mio quarto buon proposito: andar più spesso in gita con le Cavre!! 😉

Un bacio a tutti.

Erikina

Jalovec dalla Val Trenta

Alternativa relativamente più vicina (chilometricamente ma non nei tempi di percorrenza) e relativamente più facile (siamo su un Chube Più sostenuto…ma siamo anche nelle Alpi Giulie…) nonchè progetto rimandato sin dalla creazione del sito, El Gialuz ci aspetta dopo averlo rimirato diverse volte: dal Triglav, dal Mangart, dal Jof Fuart, dal Passo degli Scalini, dal Predil

1° GIORNO: Dopo aver percorso in macchina tutto, ma proprio tutto, l’Isonzo (dal Lisert fino a Bovec fin su per la Val Trenta fino al rifugio Koča ob Izviru Soče… d’altronde l’Isonzo nasce ufficialmente sul Jalovec…) arriviamo presso la località “Flori” (962m) dove si lascia l’auto. Da qui si sale direttamente fino al Zavetišče pod Špičkom (2064m) dove si pernotta. 1100m di dislivello per 3 ore e 1/2 di marcia (hribi.net).

2° GIORNO: Si attacca direttamente la vetta del Jalovec da Sud per via parzialmente attrezzata (2 ore e 1/2 dal Zavetišče). La discesa presenta due opzioni: o si discende direttamente alla Jalovska Skrbina (2126m) e da qui fino alla macchina a Flori, oppure si percorre tutta la cresta del Jalovec fino a Kotovo Sedlo (2138m) per poi raggiungere con più ampio giro Jalovska Skrbina. La prima opzione presenta un dislivello di circa 600-650m, la seconda ne aggiungerebbe 200-250…

P.S. Dalle parti di Kotovo Sedlo hanno costruito recentemente un avveniristico bivacco stile “Base Luna” che indurrebbe a intraprendere tutt’altro percorso da Nord, dalle Valle Tamar (che s’imbocca subito dopo il valico di Fusine-Rateče – nella mappa sottostante si percorrebbe il sentiero che sale da N per l’area denominata “M. Kot”), con sensibile risparmio di dislivello e tempo (150m e mezz’ora in meno il primo giorno). Il problema è che il bivacco (che non sappiamo se sia munito di chiavi o meno) può ospitare solo 4 persone…

Tutto il percorso è fattibile in giornata stile “Tour de force” proprio da Nord, dal suddetto percorso, con un dislvello di 1537m per 5 ore e 1/2 (comunque inferiore al Mangart dai Laghi, per capirci, che era di 1700m…)

WEBCAM (Lussari con Mangart sullo sfondo, quando visibile)

METEO

MAPPA:

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REPORT Cavrada n.29: Tolminski Kuk, il primo tentativo

Tolminski Kuk 17 maggio 2009

FEATURING VERONIKA & LORENZO

GITA DEL QUINQUENNALE DELLE CAVRE!

16 MAGGIO 2004 – 17 MAGGIO 2009
CURIOSITÀ: Il complesso del Tolminski Kuk (per la precisione la sua propaggine chiamata Vrh nad Skrbino
) é , per poco, il 2000 più a Sud delle Alpi Giulie, nonchè la parte più meridionale del Triglavski Narodni Park. (su… rieducational channel!)

Partenza (ore 10.45) da Planina Kuk (quota 1150), con molta tranquillità, dopo aver temporeggiato nel lussureggiante Cepovanski Dol/Vallone di Chiapovano (a noi noto per ragioni non “cavresche”) e dopo aver percorso un’interminabile e paurosa stradina bianca – imboccata a Ljubinj verso Planina Stador – che ci ha via via allontanato dalla civiltà, conducendoci per remote lande verdi punteggiate di tanto in tanto solo da disabitati stavoli (Planina Lom)…

Da principio la nostra meta appare seminascosta e quasi completamente imbiancata (FOTO: da sx verso destra: Il Tolminski Migovec che nasconde parzialmente la vetta del Kuk, le sue cime secondarie, il Vrh Nad Skrbino, Rusnati Vrh fino al Vogel), mostrandosi solo più avanti laddove il sentiero ha modo di occhieggiare fra le fronde del bosco nel quale avanza dolcemente, fra fitte faggete (dove, nel mentre, qualcuno esibisce segni di lotta con cani…) e sporadiche finestre sul Monte Nero/Krn e sulla lontana conca di Tolmino.

Dopo un’ora di marcia giungiamo a Planina Razor (quota 1300) sotto il Vogel, inutile dire che neanche qui troviamo raffinerie o discariche (ancorchè sul versante opposto sorgano brutti ed inutili impianti sciistici, argh!) ma una plaga sottratta al tempo che guarda alla Valle dell’Isonzo senza invidia alcuna…

Nonostante alcuni enigmatici tentativi di autostop proseguiamo; da questo punto il sentiero inizia a farsi più deciso, guadagnando quota fra i mughi sotto il Vrh Nad Skrbino arrivando ben presto alla base della sua parete inclinata. Dopo alcuni saliscendi, mentre le chiazze di neve si fanno vie più consistenti arriviamo nell’anfiteatro terminale, il sentiero che conduce alla forcella – Skrbina – è completamente nascosto dalla neve oltretutto non battuta… Ahinoi, si rinuncia!

Non ci resta che pasteggiare (con nuove leccornie!) dopo neanche 3 ore di cammino… rimirando, 1000m sotto di noi, l’abitato più vicino (Tolminske Ravne). Ritorniamo indietro per il facile sentiero (ehm… 7° grado?), desiderosi di fare sport presso l’incantevole Planina Stador: attività faticose tipo “snocciolamento di noci marce“, godimento del panorama e brindisi ai cinque anni (e un giorno) delle Cavre, anche se i due pionieri di quella storica data sono assenti…