REPORT Sopralluogo Casere Vas e Monte dei Buoi – 16.12.2012

Sigilletto è una frazione sperduta (e poco abitata) di Forni Avoltri, sulla strada che conduce a Collina e oltre fino al Rif. Tolazzi (il punto di partenza per attaccare il Coglians, per intenderci). Google Maps dà meno di due ore di strada… noi ce ne abbiamo messo 2h e 15′ circa, forse perchè da Forni Avoltri la strada era in pessimo stato (ma non abbastanza da montare le catene).

Lasciamo la macchina 500 m dopo il paesetto, presso uno slargo in prossimità di una strada che si diparte sulla sx. Alle 10.04 scattiamo la rituale foto di inizio gita e ci incamminiamo sulla strada bianca (ghiacciata sotto un leggero strato di neve). Si potrebbe proseguire con l’auto ancora altri 500 m, guadagnando una cinquantina abbondante di metri di dislivello ma la strada si fa subito ripiduzza. La rampa peggiore arriva subito, all’altezza della cava di marmo di Naguscel, ma la carreggiata è sempre ampia. Dopo aver perso svariati minuti nel cercare di capire come allacciare le ciaspe (e peraltro non convinti di averle indossate nel modo ottimale, not for extreme dummies), decidiamo di imboccare il sentiero che s’inoltra nel bosco tagliando un paio di tornanti. Opzione poco fattibile se muniti di bob, slitte, motoslitte… la strada in questo primo tratto è comunque impegnativa (come testimonia questa faccia), finchè non entriamo nei pascoli. Qui il bosco inizia ad aprirsi scoprendo una visuale splendida che, nuvole basse permettendo, ci accompagnerà per buona parte del tragitto rimanente. Scorgiamo i monti sopra Sappada, il gruppo del Cimon e del Siera da una parte e, subito oltre le falde del monte Avanza, il cupolone del Peralba. Sbuca fuori dai vapori anche l’aguzza guglia del Monte Vas.

Intravediamo quindi la Casera nella nebbia che raggiungiamo dopo 2h di camminata piuttosto blanda (passo non propriamente sportivo…). Ciò che troviamo ci lascia un po’ perplessi…

Cima Ombladet dalla Casera Monte dei Buoi

Ecco schematicamente i dati:

CASERA MONTE DEI BUOI:

Quota: 1723m

Spazio: 18 mq circa, monolocale.

Posti letto: 6 su letti a castello (solo 3 muniti di materasso)

Arredamento: 2 tavoli, cassapanca, panca e 4 sedie

Cucina: sparghert in pessime condizioni (abbiamo dovuto realizzare una griglietta interna fai da te, quella esistente era marcia), il camino sembra che tiri.

Fonte di calore: oltre al minuscolo sparghert di cui sopra c’è un angolo fuoco ma esterno!

Legna: si, ampia riserva – presenza di accetta e sega in condizioni decenti.

Oltre alla casera vera e propria ci sono altri stalli e stavoli attorno.

Dopo aver pranzato decidiamo di incamminarci per Casera Vas, ritornando al bivio che avevamo lasciato circa 75m più in basso, da qui inizia una discesa leggera verso detta Casera (o Malga, mah?) che troviamo avvolta nella nebbia. L’edificio è stato ristrutturato di recente salvaguardando gli aspetti strutturali storico-etnografici… si ok, sto parlando a degli Unni…

Casera Vas

passiamo quindi ai dati:

CASERA VAS:

Quota: 1605 m

Spazio: 3 stanze pulite di circa 30 mq ciascuna (metà dell’edificio è costituito dallo stanzone d’ingresso con soffitto molto alto, l’altra metà è disposta su due piani, cucina-“formaggera” e sopra mansarda con letti).

Posti letto: una decina a giudicare dalle brande (nuove e facilmente semovibili, no materassi, qualche coperta).

Arredamento: 2 tavoli, 2 panche, 4 sedie, attaccapanni, 1 tavolinetto, scagni vari, mobilia per formaggi.

Cucina: sparghert nuovo di zecca.

Fonte di calore: sparghert suddetto e caldaia (*).

Legna: si (anche se piuttosto grossa…), assenza di attrezzi.

(*) trattasi di un rudimentale bidone metallico chiudibile dall’alto, con due buchi alla base e fori sul fondo per far fuoriuscire la cenere. Inizialmente, da bravi barbari, non capivamo come funzionava: abbiamo ripetutamente tentato invano di accendere il fuoco con il coperchio aperto. All’ultimo tentativo l’abbiamo chiuso, provando a soffiare nei due fori alla base, ebbene, nel bidone si è scatenato l’inferno (Chube dixit)  in men che non si dica, producendo un calore inaudito nello stanzone che avevamo grossolanamente giudicato “irriscaldabile”. Non solo, il fuoco si manteneva da sè, nessun bisogno di “sistemare” la legna, bastava aggiungere ogni tanto qualche rametto. Peraltro abbiamo faticato a spegnerlo! E avevamo caricato solo qualche legnetto! Il contro di questo geniale manufatto è l’assenza fisica del fuoco, poca puzza, niente tizzoni ardenti volanti però neanche luce, occorre munirsi di lumogas quindi, e niente fiamme romantiche che te brusa la faccia

Il verdetto unanime della squadra di ricognizione credo sia palese, basta guardare la mappa postata in apertura. Ma ovviamente aspettiamo il parere degli altri.

Per concludere, proprio mentre traffichiamo col fuoco, fuori si alza il sipario di nebbia scoprendo un panorama fantastico…

      

Perlustrazione al Monte dei Buoi

23076Ecco il post ufficiale per il sopralluogo di domenica 16 dicembre.

Il giro in programma segue grossomodo l’andata di questo itinerario segnalato su SentieriNatura.

Il Bollettino Valanghe n° 7 prevede un pericolo medio (livello 3, marcato) per Domenica, ma la Casera, situata a quota 1723, rientra ancora nella fascia boschiva per cui tutta la nostra escursione dovrebbe essere al riparo dai fenomeni valanghivi. Propongo un ritrovo per le 7.00 considerando le due ore di strada ed il fatto che dovremo soffermarci in Casera il tempo necessario per la prova fuochi…

Meteo piuttosto discordanti:
IlMeteo.itnebbia fitta

TempoItalia prevede quasi sereno

3bMeteoparzialmente nuvoloso

Osmer pure abbastanza ottimista

Non ci si sono purtroppo webcams in zona. Ce n’è una a Ovaro e una a Comeglians, sul percorso. La più vicina è quella di Sappada, che tuttavia sta 400m più in alto…

Cartolina da “Cartoonia” (San Lorenzo / Jezero, TS)

Report Cavrada n° 58: Conturines e Lavarela

Conturines & Lavarela

30 giugno – 1° luglio 2012

FEATURING ERIKA & LORENZO

Il freddo ventoso e piovoso cala sulla stagione cavresca 2012. Quanto è lontano il tempo delle vette assolate, della calura sui ghiaioni dolomitici, dei lussureggianti boschi verdi! Tempo di retrospettive. Rimandiamo la serie dei “fails” cavreschi annunciata tempo fa per gettare uno sguardo sull’estate appena trascorsa.

Forcella Medesc da Lavarela

A grande richiesta incominciamo dal giro su C0nturines – Lavarela, rispettivamente vette n°1 e n°2 delle Dolomiti di Fanes. Prima occasione di utilizzo della nostra nuova tenda da trekking, citata anche nel Corvo a 3 zampe, anzi, il Corvo a 3 zampe è nato proprio qui! Frutto delle nostre menti malate intente a decifrare i rumori uditi nella notte trascorsa poco sopra il passo Tadega (o Ju dal’Ega). E che le nostre menti siano bacate avremo modo di dimostrarlo ampiamente nel corso del Report!

Il giro pianificato era questo qui sotto (rosso primo giorno, verde il secondo), ce l’avranno fatta i nostri eroi a realizzarlo?  -Suspense mode on

Il progetto

ma prima di procedere con il report, consentitemi un breve spot:

Non è una meraviglia? Beh la nostra a dire il vero è arancione ma è sempre lei. Tenda Biposto da 1,3 kg, non la più leggera (ormai, il record è sceso sotto il chilo… meno di un saccoapelo invernale!), non la più comoda (…) ma in assoluto una delle più compatte!

C’è chi mette in rete vagonate di foto dei propri figli appena nati, chi intasa social networks vari con le foto dei propri gatti, ebbene io piazzerei ovunque foto della nostra piccola (acquisto “sociale”). Ormai abbiamo un sacco di ricordi legati a lei (non tutti idilliaci invero)!

La cavrada di cui trattasi nacque come spontanea e impulsiva conseguenza di questo acquisto improvviso (scaturito da un’offerta adocchiata in una vetrina): volevamo testare la nostra nuova tana mobile e quale occasione migliore del lungo giro del Piz dles Conturines? Vetta semplice ma che comporta un percorso di avvicinamento quasi biblico, senza punti di appoggio per spezzarlo in due notti…

Il delirio ci inviò i suoi primi segnali quando eravamo ancora in macchina. Iniziammo col far la spola fra l’Armentarola, San Cassiano e La Villa per la S.S. 24 (strada sulla quale potremmo scrivere un trattato ormai) al fine di recuperare tutto quello che avevamo scordato a Trieste.

Piz Armentarola dal Plan dal’Ega

Lasciammo la macchina all’Albergo Armentarola e partimmo alle 14.38 di sabato 30 giugno, dopo pranzato. Il placido sentiero n° 11 che costeggia la nostra “beneamata” statale sembrava l’ideale per digerire… lo percorsi con gli sci, anni e anni fa, al termine della lunga pista del Lagazuoi. Ma un altro amarcord più indelebile si sarebbe presentato di lì a poco. Ci aspettava un buon tratto – dalla Capanna Alpina al Ju dal’Ega – già calpestato nella storica ed epica cavrada n°6 del Bivacco della Pace A.D. 2004 – roba da mito di fondazione!

Ritrovammo la serenità del Plan dal’Ega attorno alla Capanna, ma non era questo luogo a rendere indimenticabile questo tratto. La salita al Col de Locia! Me la ricordavo come un’erta estenuante e senza fine… ed è proprio così! Sembra incredibile: la mappa segnala una linea continua, sentiero facilissimo dunque, per un dislivello fino al Col di poco più di 300m… eppure: sarà per la scarsità di ombra, per il caldo che s’intrappola nella conca del Plan de Furcia, per il sentiero a gradini che “taia le gambe“, per i gitanti con “fioi e cagnoi” che schiamazzano lungo il sentiero, questo tratto rimane un inferno anche a distanza di otto anni!

Dal Col de Locia (2069 m) verso Armentarola

Dal Col de Locia (m 2069) si gode già di un discreto panorama verso Armentarola e il prospiciente gruppo del Sella, siamo sul punto debole della lunga dorsale che dal Lagazuoi, per le Zime de Fanes, la Cima Scotoni e il Piza dl Lech (che scorgiamo al nostro fianco) si collega alle Conturines formando l’orlo Sud-Ovest dell’altopiano di Fanes. Da qui in poi il sentiero è tranquillo, fino al Passo Tadega mancano due o tre km per circa 100m dls+ per lunghe radure, verdeggianti come i giardini del Generalife, solcate dal Rü Sciarè e dai suoi ruscelletti affluenti.  Però, come insegna Joe Simpson, la motivazione in montagna è tutto e se s’incomincia cazzeggiando si finisce cazzeggiando (e il prato del Gran Plan è ideale per ciò). L’obiettivo prefissato, il lago Cunturines, non lo raggiungemmo. Imboccato il sentiero 12B al bivio del Ju dal’Ega, decidemmo di piantare la nostra tenduccia fra i mughi nell’ultima fascia disponibile a una quota intorno ai 2250m subito sotto l’ampio “scalino” che conduce  al Büsc da Stlü. Qui assistemmo allo splendido Crepuscolo dolomitico rimirando le Cime Campestrin aldilà del passo e scrutando l’oscura nuvolaglia che scende giù dal Büsc, dalla direzione del nostro obiettivo dell’indomani: le Cunturines.

Durante la cottura della cena la genialità dello scrivente ebbe modo di manifestarsi in tutta la sua grandezza:  risparmiamo sul peso no? Micro-bombola da 100g già usata per due pasti in Val Montanaia e via! Giusto il tempo di cuocere la crema di asparagi e i wurstel ed ecco che il fido fornelletto (anch’esso ultra-leggero) tossì gli ultimi sbuffi di butano… bene, benissimo. Non ci rimase che scolarci qualche sorso di grappa prima di coricarci e affrontare la notte. E che notte! Non fu il nostro primo campeggio alpino ma il più popolato: abbiamo udito versi e suoni mai sentiti prima. Come già detto, le suggestioni di questa notte hanno prodotto il post che ci è valso il Blogger Contest 2012, al prezzo però di non chiudere occhio…

Colazione alla Malga di Gran Fanes

La mattina dopo azzerammo tutta la wilderness della nostra impresa con una colazione completa all’Utja de Gran Fanes, tanto avevamo tempo no? E qualcuno doveva riparare alla stronzata della bombolina semivuota… sicchè dopo la passeggiata andata e ritorno per i pascoli dell’Alpe di Gran Fanes, la colazione e le foto alla fauna locale (marmotte, cavalli allo stato brado, uno dei quali probabilmente ha galoppato nitrindo a pochi metri della nostra tenda nella psichedelica nottata)  ricominciammo la nostra marcia nientemeno che alle 9.53…

Salito lo scalone che separa i mughi dal deserto di pietra del Büsc da Stlü (l’acqua scarseggia in questo tratto) abbiamo gettato un occhio verso il primo gigante dolomitico venuto a presentarsi: la Croda Rossa, emersa all’improvviso oltre il Col Becchei. Indi siamo finalmente giunti al Lago de Conturines a quota 2518… avremmo dovuto campeggiare qui, seee…

Lago di Conturines

Non perdemmo occasione per perdere tempo presso il pur ben poco ameno laghetto di fusione, ma la vista dell’ancora lontano torrione del Piz ci indusse a riprendere la marcia. Gli ultimi “scaloni” da 100m cadauno del Busc fanno guadagnare quota ma si rivelano piuttosto faticosi. Il paesaggio è lunare, perennemente troneggiato dal “gnocco” del Piz. Dopo la Croda Rossa si presentano altri vecchi amici, il Cristallo e la Tofana di Fuori che sbucano oltre le Cime Campestrin.

Finalmente arrivammo sul ciglione che cade a picco per 700m sulla Val Badia. Lo spettacolo non ci era nuovo (un analogo terrazzo ci si presentò sul vicino Sasso della Croce un anno fa) eppure l’impressione fu sempre forte. Rimirammo il nostro punto di partenza del giorno prima, quindi il carosello di cime swempre piùi ampio: sbucarono fuori la Marmolada, il Civetta, il Puez, il Sella.

Dopo aver lasciato gli zaini nascosti tra la rocce vicino alla sommità del Piz dles Dues Forceles (2929 m) ci incamminammo per la ferrata Tru Dolomieu che conduce alla vetta del Piz dles Conturines. La ferrata è facile e spettacolare, oltre a un paio di scalette si articola in brevi cengette a picco sul vuoto ma sempre ampie. Il percorso non è mai veramente esposto ma non di meno la sensazione “aerea” non difetta, specie sulla cresta terminale. La vetta (3064 m), raggiunta alle 14 (a causa di svariate perdite di tempo, non ultimo l’affollamento della breve ferrata che propone un unico tragitto per andata e ritorno… eh già, l’affollamento, non altro…), presenta un panorama grandioso,  oltre alle vicine Tofane, al Lagazuoi e al Sasso della Croce, un po’ tutte le grandi vette dolomitiche s’infilano nella visuale come in una foto di classe.

Cliccare per ingrandire

Dopo le foto di rito ridiscendemmo la ferrata, combattendo contro un vento di cresta,  fortissimo anche il 1° di luglio… dopo un pranzo veloce riprendemmo il 12B che risale quindi il Piz de Lavarela, attraverso una stretta cengia un po’ esposta e un ripido canalino ghiaioso. Ci sono due vette, la Cima Ovest (3034 m) – a picco sulla valle – è leggermente più difficile da raggiungere, optammo per la Cima Est – la maggiore (3055 m) – che si discosta di solo 1-2′ dal sentiero. Il panorama non differisce molto da quello delle Conturines, vicinissime. Distante appare invece il Sasso delle Dieci, fatto nostro lo scorso anno. Erano ormai passate le 16, suonammo la campana e decidemmo di iniziare a scendere senza ulteriori indugi, anche perchè la Forcella de Medesc – 500m più in basso – sembrava distantissima ed il sentiero  appariva fin da subito per niente “gentile“.

Dopo averlo percorso pur quasi senza neve (tranne qualche rara chiazza) mi sento di sconsigliarlo. Specie nella parte alta non mancano tratti di 1°, forse financo di 2° (i sorrisi nelle rare foto non ingannino, sono sorrisi isterici!). Ma non sta lì la sua bruttezza quanto nel terreno franabile, disposto su cengie ampie ma “semovibili”. L’attenzione da prestare in discesa deve essere massima e la stanchezza psicologica che si accumula è tanta, almeno così lo è stato per noi. I giri circolari sono belli perchè non si batte mai lo stesso sentiero ma in questo caso abbiamo rimpianto parecchio il non aver fatto dietrofront su Lavarela verso il passo Tadega.

Arrivammo in forcella (2533 m) tardissimo, poco prima delle 18.30 e la strada era ancora lunghissima. Salutammo l‘altopiano di Fanes e la forcella, precipitandoci giù per il ghiaione della Val Medesc a rotta di collo lungo il sentiero n° 12, ubriachi di sollievo per la fine del calvario del 12B, fino ad infilarci all’altezza del bivio col segnavia 12A nella tipica abetaia badiota attorno al Rü de Feria. Il paesaggio sarebbe stato amabile ma noialtri eravamo stravolti. Imboccammo la strada bianca n° 15 fino a raggiungere l’abitato di Costamolino che raggiungemmo attorno alle 20. Il sentiero n°15 continua sulla sinistra nel bosco, ritornando a salire sopra San Cassiano. Noi ne avevamo abbastanza e dopo breve discussione il partito del “continuare” gettò la spugna dopo neanche un minuto. Il nostro giro finiva lì… TAXIIII

verso La Villa, il Sassongher ed il parco del Puez

L’epilogo di questa vicenda sarebbe dovuto arrivare, secondo i nostri piani, con la mitica pizza del Crucipelmo a Selva di Cadore, se non fosse che la mia auto cedette sulla salita per il passo Valparola. Procedendo a giri bassissimi raggiungemmo il paesino di Santa Fosca (la pizzeria del Crucipelmo era chiusa…) e ivi pernottammo (no, niente tenda da trekking, ne avevamo le palle piene… Garni a 30 € a testa, sob!). La mattina dopo raggiungemmo un meccanico ad Alleghe che però non seppe trovare la causa del guasto (superando i 2000 giri il motore perdeva potenza sino a spegnersi) e sicchè procedemmo per statali fino a Trieste, non superando mai i 50 km/h mentre la temperatura esterna nella bassa friulana superava i 40°… rimpiangemmo il sentiero 12B! Almeno dava adrenalina!

P.S. A Trieste scoprimmo che il guasto risiedeva nella bobina, scatolina presente nel motore della cui esistenza nemmeno ero a conoscenza…

Lavarela e Conturines da Costamolino

Cavre sul Kenya

Tranquilli, non scrivo nessun report nè propongo nuovi giri (anche se fra un pò, lo sappiamo, si accenderà la discussione “casera post-natalizia pre-capodannesca”)…da brava manager pubblicizzo la nuova pubblicazione della nostra cavrawriter Lorenz sul sito che lo ha visto vincitore del Blogger contest.

http://altitudini.wordpress.com/2012/10/29/fuga-sul-kenya-un-classico-da-riscoprire/

Buona lettura! 🙂

Erika

Le Cavre premiate!

Incredibbole! Le Cavre in vetta a Le Dolomiti Bellunesi…. “capirai che novità!” direte voi, e invece no, non mi riferivo solo a quelle “fisiche” ma da oggi anche a quelle “virtuali”! Sono infatti lieto di annunciarvi che siamo in vetta anche al Blogger Contest 2012 indetto da “Le Dolomiti bellunesi” sul blog  “Altitudini” con il post “Il Corvo a tre zampe o del fascino discreto del campeggio alpino“. Si ringrazia (ed eventualmente ci si scusa) per tutte Le Cavre sottintese nel post.. ovvero el Bubez, Sbiegos, Anne, Vero, Sandra, Paolin e ovviamente Erikina, vera dea ex-machina di tutta l’impresa (nonchè fotografa ufficiale)!

P.S. Sottolineo il culo assoluto nel raggiungere tale risultato, l’elaborato si è aggiudicato il primo posto per un solo punto (la giuria tecnica , composta da 5 membri, si esprimeva con un voto in centesimi)…

La maledizione delle Cavre

Marmolada dal Nuvolao, 2007

È in preparazione la 60° Cavrada. Una reunion più che altro. Il gruppo alpin-masochistico delle Cavre è disperso fra le distanti contrade del mondo e della vita e tranne le sporadiche uscite in gruppetti di due o di tre non si profila di certo un’abbondanza di occasioni per ricomporre “il gregge”, numeroso e unito per più di una notte come un tempo, a meno che non siano quelle destinate ai bagordi di capodanno (e ultimamente pure pasquali).

Da un lustro ormai rincorriamo un monte come fosse il santo graal: la Marmolada. Altitudine massima nelle Dolomiti, il parco giochi naturale delle Cavre. Basterebbe fissare un giorno, svegliarsi all’alba per raggiungere il lago Fedaia a cavallo fra Veneto e Sud Tirolo, saltare sulla seggiovia per Pian dei Fiacconi e risolvere la faccenda con un’ascensione in giornata di 1300 metri di dislivello. Salita e discesa per il medesimo tragitto: Ferrata Spalla Ovest. Ma non saremmo più Le Cavre, noi si vuole dormire sul monte come Kugy insegna, per vivere integralmente la montagna che saliamo; noi si vuole girare il monte a 360° per apprezzarne ogni versante: rimirarne la liscia e vasta parete Sud dalla Valle Ombretta, percorrerne la fredda e robusta Spalla Ovest per arrivare a Punta Penia, solcarne il residuo ghiacciaio a Nord per ridiscendere a valle… e se possibile risalirne pure la gigantesca e dirupata fiancata orientale, il Piz Serauta che tante volte abbiamo osservato all’orizzonte dalle più alte propaggini occidentali della nostra regione. Perdipiù si vuole riunire nella stessa gita chi quel giro l’ha sognato rinunciandovi ogni volta perchè il “quorum” non era completo. Forse non ce la faremo mai, forse il ghiacciaio si scioglierà prima, viste certe ultime follie del meteo. Fatto stà che questa cima mancata ha incrinato qualcosa nell’animo del sodalizio fin dal suo “battesimo” (2007). La rinuncia a quella vetta ha generato, come per un sortilegio, una partenogenesi di ulteriori rinunce, di cime mancate, giri monchi, fallimenti in quota. È la maledizione della Marmolada, gente.

Non sono mancate le soddisfazioni in questi anni, i giri riusciti pienamente come agli inizi ma, a lato, di soppiatto, si sono accumulate le note stonate, le “stecche” che da eccezione sono diventate lentamente la norma in questo fatidico 2012. Eccole a voi. Nei post a seguire snoccioleremo la carellata di “Fails” cavreschi. Mettetevi comodi e… buona lettura.