Destinazione 5 punte

Post riassuntivo della spedizione sociale alla Capanna 5 punte:

1. il percorso.

La Capanna è facilmente raggiungibile partendo direttamente da Chubelandia (Rutte Grande sulla mappa), ma – se le condizioni della strada lo permettono – sarebbe preferibile condurre i mezzi d’assalto a Rutte Piccolo, quindi avanti sulla strada verso Ortigara fino a raggiungere il bivio per Valromana Alta a quota 854.

(Da Rutte Piccolo parte anche il sentiero 518, sconsigliabile in quanto – oltre a incrementare il dislivello di 200 metri – percorre il versante nord, presumibilmente il più innevato).

Si percorre la strada bianca di fondo valle segnavie n° 51, dal quale si dipartono due sentieri che raggiungono la nostra Capanna, il 520 ed il 518 (lo stesso che poi ritorna a Rutte Piccolo per il versante nord), quest’ultimo mi pare il meno impervio, guardando le curve di livello e le foto in rete…

5punte3

2. neve

Questo è l’ultimo bollettino emesso. Il pericolo valanghe è valutato a 3 su 5 (“marcato”) e interessa soprattutto le Alpi giulie, ovvero il nostro settore… tuttavia i distacchi dovrebbero interessare le quote sopra i 1700m. La Capanna si trova a quota 1520 e, sebbene sorga al centro di un pascolo prativo chiamato “Alpe di Rutte”, è contornata dal bosco. Il prossimo bollettino verrà emesso alle 14 del 30 dicembre qui.

Per controllarre in tempo reale il livello della neve alle varie quote nel circondario ecco le webcam attive più vicine:

Laghi di Fusine (929m – 5km a est)

Passo Predil (1156m – 5km a sud)

Camporosso – arrivo pista Di Prampero (815m – 5 km a nord-ovest)

vetta del Florianca (1658m – 5 km a ovest)

Altre Webcam a Tarvisio Città (quota 700 m c.ca) e piste

METEO TARVISIOREGIONE

Rete idrometeorologica FVG Protezione Civile

3.  Fuochi e letti

Dalle foto si distinguono due comignoli, Sentieri Natura segnala la generica possibilità di accendere un fuoco mentre un utente “x” parla di “stufa”. Non sappiamo quindi ti che tipo di fuoco disporremo, per questo motivo sollecito chi disponga di fornelletti portatili (non robe ingombranti) di equipaggiarsene, non si sa mai. Il sito Rifugi-Bivacchi, non sempre affidabile, parla di soli 3 posti letto! Probabilmente trattasi di 3 materassi, per il resto si tratterà di tavolacci, spero. Anche qui, chi dispone di materassini da trekking gonfiabili li porti, non tanto per la comodità, quanto per il loro superiore effetto isolante, in mancanza d’altro va bene poliuretano, dormibene etc.

4. Trasporti e vettovaglie

Dato il sinistro numero del dislivello (666m) e la natura del sentiero questa si candida ad essere la “casera” più impervia mai fatta dalle Cavre. Molto probabilmente il tradizionale bob di trasporto sarà inservibile, magari la prima macchina che raggiungerà il posto – telefonia permettendo – potrà segnalare l’opportunità o meno di portarlo.

Per questo motivo, oltre che per il problema fuoco, propongo di portare cibi precotti da riscaldare in loco. Dal canto mio mi offrivo di preparare insalata russa, gulasch (quel de barattolo xè troppo salà) e palacinke.

Bevande: abbiamno visto che vino e sgnappa vanno giù a fatica, mentre la birra va giù che è un piacere, placando molto meglio l’arsura. Le bottiglie de mahnic mi sembravano molto buone, riproporrei quindi la soluzione ma aumentandone la quantità pro capite. Serve un/a volontario/a che le vada a comprarle però…

REPORT Sopralluogo Casere Vas e Monte dei Buoi – 16.12.2012

Sigilletto è una frazione sperduta (e poco abitata) di Forni Avoltri, sulla strada che conduce a Collina e oltre fino al Rif. Tolazzi (il punto di partenza per attaccare il Coglians, per intenderci). Google Maps dà meno di due ore di strada… noi ce ne abbiamo messo 2h e 15′ circa, forse perchè da Forni Avoltri la strada era in pessimo stato (ma non abbastanza da montare le catene).

Lasciamo la macchina 500 m dopo il paesetto, presso uno slargo in prossimità di una strada che si diparte sulla sx. Alle 10.04 scattiamo la rituale foto di inizio gita e ci incamminiamo sulla strada bianca (ghiacciata sotto un leggero strato di neve). Si potrebbe proseguire con l’auto ancora altri 500 m, guadagnando una cinquantina abbondante di metri di dislivello ma la strada si fa subito ripiduzza. La rampa peggiore arriva subito, all’altezza della cava di marmo di Naguscel, ma la carreggiata è sempre ampia. Dopo aver perso svariati minuti nel cercare di capire come allacciare le ciaspe (e peraltro non convinti di averle indossate nel modo ottimale, not for extreme dummies), decidiamo di imboccare il sentiero che s’inoltra nel bosco tagliando un paio di tornanti. Opzione poco fattibile se muniti di bob, slitte, motoslitte… la strada in questo primo tratto è comunque impegnativa (come testimonia questa faccia), finchè non entriamo nei pascoli. Qui il bosco inizia ad aprirsi scoprendo una visuale splendida che, nuvole basse permettendo, ci accompagnerà per buona parte del tragitto rimanente. Scorgiamo i monti sopra Sappada, il gruppo del Cimon e del Siera da una parte e, subito oltre le falde del monte Avanza, il cupolone del Peralba. Sbuca fuori dai vapori anche l’aguzza guglia del Monte Vas.

Intravediamo quindi la Casera nella nebbia che raggiungiamo dopo 2h di camminata piuttosto blanda (passo non propriamente sportivo…). Ciò che troviamo ci lascia un po’ perplessi…

Cima Ombladet dalla Casera Monte dei Buoi

Ecco schematicamente i dati:

CASERA MONTE DEI BUOI:

Quota: 1723m

Spazio: 18 mq circa, monolocale.

Posti letto: 6 su letti a castello (solo 3 muniti di materasso)

Arredamento: 2 tavoli, cassapanca, panca e 4 sedie

Cucina: sparghert in pessime condizioni (abbiamo dovuto realizzare una griglietta interna fai da te, quella esistente era marcia), il camino sembra che tiri.

Fonte di calore: oltre al minuscolo sparghert di cui sopra c’è un angolo fuoco ma esterno!

Legna: si, ampia riserva – presenza di accetta e sega in condizioni decenti.

Oltre alla casera vera e propria ci sono altri stalli e stavoli attorno.

Dopo aver pranzato decidiamo di incamminarci per Casera Vas, ritornando al bivio che avevamo lasciato circa 75m più in basso, da qui inizia una discesa leggera verso detta Casera (o Malga, mah?) che troviamo avvolta nella nebbia. L’edificio è stato ristrutturato di recente salvaguardando gli aspetti strutturali storico-etnografici… si ok, sto parlando a degli Unni…

Casera Vas

passiamo quindi ai dati:

CASERA VAS:

Quota: 1605 m

Spazio: 3 stanze pulite di circa 30 mq ciascuna (metà dell’edificio è costituito dallo stanzone d’ingresso con soffitto molto alto, l’altra metà è disposta su due piani, cucina-“formaggera” e sopra mansarda con letti).

Posti letto: una decina a giudicare dalle brande (nuove e facilmente semovibili, no materassi, qualche coperta).

Arredamento: 2 tavoli, 2 panche, 4 sedie, attaccapanni, 1 tavolinetto, scagni vari, mobilia per formaggi.

Cucina: sparghert nuovo di zecca.

Fonte di calore: sparghert suddetto e caldaia (*).

Legna: si (anche se piuttosto grossa…), assenza di attrezzi.

(*) trattasi di un rudimentale bidone metallico chiudibile dall’alto, con due buchi alla base e fori sul fondo per far fuoriuscire la cenere. Inizialmente, da bravi barbari, non capivamo come funzionava: abbiamo ripetutamente tentato invano di accendere il fuoco con il coperchio aperto. All’ultimo tentativo l’abbiamo chiuso, provando a soffiare nei due fori alla base, ebbene, nel bidone si è scatenato l’inferno (Chube dixit)  in men che non si dica, producendo un calore inaudito nello stanzone che avevamo grossolanamente giudicato “irriscaldabile”. Non solo, il fuoco si manteneva da sè, nessun bisogno di “sistemare” la legna, bastava aggiungere ogni tanto qualche rametto. Peraltro abbiamo faticato a spegnerlo! E avevamo caricato solo qualche legnetto! Il contro di questo geniale manufatto è l’assenza fisica del fuoco, poca puzza, niente tizzoni ardenti volanti però neanche luce, occorre munirsi di lumogas quindi, e niente fiamme romantiche che te brusa la faccia

Il verdetto unanime della squadra di ricognizione credo sia palese, basta guardare la mappa postata in apertura. Ma ovviamente aspettiamo il parere degli altri.

Per concludere, proprio mentre traffichiamo col fuoco, fuori si alza il sipario di nebbia scoprendo un panorama fantastico…

      

Report Capodanno con le Cavre vol. 2.0(11)

Ecco qui il report del Capodanno Cavresco vol 2.0(11). Un report un po’ personalizzato su questi due giorni che ci hanno visto accogliere il nuovo anno lontani dalla civiltà, lontani dalla banalità, lontani dalla realtà… sospesi nel silenzio delle montagne e a diretto contatto con la natura (…. soprattutto con la natura umana visti i comportamenti di certi rozzi elementi…….).

Come in ogni ritrovo cavresco che si rispetti, che sia gita in montagna, al mare, osmiza o semplice bevuda in città, divertimento, allegria e goliardia l’hann fatta da padroni nel caratterizzare quest’avventura da mesi attesa da tutti i membri del gruppo, composto da 5 giovani screanzati e una dolce e gentile signorina per bene (santa donna che riva a sopportarli ).

Non starò qui a perdermi in dettagli su luoghi, modalità, cambi programma, tempi etc. della gita che sono a conoscenza di tutti… ciò che tengo a dire è che si, spensieratezza e giovialità l’hanno accompagnata come d’abitudine ma, almeno personalmente, questo capodanno ha lasciato il segno per lo spirito di gruppo respirato ( da non confondere con il fetore del gruppo inspirato…….).

Il contrattempo iniziale e la conseguente preoccupazione per la strada ghiacciata, hanno creato nella sottoscritta uno stato d’animo tutt’altro che positivo, infatti, molto titubante e incerta sul dà farsi, quasi quasi sperava di poter far dietro front verso un posto più caldo e sicuro: la casa tarvisiana a noi tanto cara ( anche se già occupata da sconosciute e dubbiose presenze….).

Massi Erika Sandro Chube Dieguz

La determinazione degli altri però, la loro fermezza nell’affrontare gli ostacoli e raggiungere la meta, un “si va su a piedi” detto senza un minimo di esitazione, l’hanno costretta ad accettare la situazione…e fin dai primi passi lo spirito cambia ottimisticamente, conscia del fatto che in fondo si stava facendo la cosa giusta, che in fondo bisogna provarci sempre, fidandosi degli altri, e perchè no, di sè stessi soprattutto, sapendo che ci si sarebbe divertiti e che non c’era nessun altro posto e tanto meno compagnia con cui voler esser in quel momento…. e così, intraprendendo il cammino sola soletta nel bosco innevato ed ammirando i colori rossastri del cielo al tramonto, respirava voglia di avventura e ringraziava i suoi amici molesti per esserci, ognuno a modo suo: chi perso tra genio e follia, chi arrogante e presuntuoso ma in fondo sempre un po’ bambino, chi amico saggio e a volte fin troppo preciso (ma fortuna che almeno lui è così..), chi freddo e composto all’apparenza ma in fondo bon come un toco de pan (alle olive!), chi da poco arrivato e a volte un po’ troppo impanicato ma sempre pronto a far festa….

Erika Sandro & Die

…Ma bando alle ciance! Preparati armi e bagagli, caricato lo slittino, si inizia il cammino illuminati dagli ultimi raggi di sole. La fatica si fa sentire e il buio pian piano cala, ma il gruppo è unito e con le frontali accese e l’aiuto delle ciaspe si avanza ansiosi di arrivare.

Finalmente dopo un’oretta e mezza di cammino, la vediamo, sotto un cielo sfarzosamente stellato lei, la nostra casera! Sforzata con gran maestria la legnaia si dà subito vita al fuocherello, punto di riferimento e centro nevralgico della vita in casera, unica fonte di calore attorno al quale passeranno le ore…Inizia la sistemazione interna del mobilio cercando la soluzione più comoda, che dopo mille battibecchi e incomprensioni si rivela essere quella della povera sottoscritta snobbata fin dall’inizio ( solito…). Il tavolo viene accuratamente organizzato con un criterio tutto femminile: un grande angolo dolci fornito di due pandori, un panettone, merendine, biscotti, buonissimi dolcetti fatti in casa, cioccolatini, torrone e i mitici cantuccini etc.etc.etc…; zona frutta secca per aiutare l’intestino pigro: albicocche, prugne, fichi e datteri; angolo carne + polenta; zona salata per stuzzicchini e aperitivi: pistacchi, taralli, pistacchi, grissini, pistacchi, pane alle olive, pistacchi… Tutto ( e di più ) superconvenientemente acquistato in quei 10-12 supermercati di Trieste…. Si posizionano gli alcolici pronti all’uso sulla mensola e una dopo l’altra si stappano le prime lattine di birra. Si crea un pò di atmosfera con varie candele (beh, candele… flebili ed effimeri lumini…) e siamo pronti per la serata! Ah no! Fermi tutti! Mancano i veri protagonisti della festa! E così i due fenomeni che li voleva tanto, tornano sul sentiero per trovare loro, i cappellini che “hanno dato una svolta alla serata…” Ritorneranno sani e salvi?! Noi vogliamo ricordarli così. Recuperati ‘stibenedetti cappellini…la festa può iniziare! Il nostro cuoco con grande pazienza si dedica alla cottura di carne e polenta aiutato da più di qualcuno (facilmennte emozionabile ) mentre altri si limitano a guardare o si divertono a punzecchiarsi alle sue spalle. A volte scatta qualche screzio : minacce con coltello, schiaffoni (non)meritati e urla indemoniate “te gà 10 secondi per ammetter che te son un coion!!” aizzano la combriccola…ma nessuno si fa male e nessuno nemmeno ammette de esser un coion………Si continua così a bere, mangiare, cantare e si tenta una lista di fioretti per il nuovo anno, speranzosi che almeno uno su cinque si avveri ( almeno quell’uno che fa da comune denominatore a tutti…..).

Sandrin&Massi

5…4…..3….2….1…AUGURIII! Finalmente mezzanotte arriva! Scintillanti bengala, dolce spumante e foto molesta “Copenaaghen!” per festeggiare en plein air…Ma l’entusiasmo da nuovo anno dura ben poco, e, mangiate le squisite lenticchie portafortuna cucinate alle 8 del mattino con tanto amore,  dopo pochi minuti tutti dentro i saccoapeli….

All’alba del giorno dopo, qualcuno è già sveglio, e premurosamente si attiva per attizzare il fuoco mentre gli altri ancora dormono per far in modo che il loro risveglio non sia troppo gelido. Consumata la colazione ed espletati i bisogni fisiologici mattutini, cercando di estorcere qualche trucco ai più esperti sul dove fare, come fare, con cosa fare: “a quattro zampe o in piedi? e dopo?” ….  il sole raggiante del nuovo anno richiama le Cavre ( almeno quelle sane ) al pascolo sotto un cielo sgombro da ogni minima nube. Varie ed amene attività ci intrattengono durante la mattinata. Operosi più dei 7 nani e la loro Biancaneve, si provvede a rimpinguare la scorta di legna improvvisandosi metodici boscaioli e forzuti falegnami . Ci si allaccia le ciaspe, o si tenta di farlo ( suggerendo “amorevolmente” di desistere a chi non è in grado..) e ci si incammina lungo il sentiero. Non passa molto tempo però che ci si ritrova già seduti… a respirare la quiete che ci circonda. Di ritorno alla base, si dà sfogo al bambino che è in ognuno di noi in temerarie discese con il bob contro alberi e giù per piste nere ( con conseguenti faticosissimissime risalite a piedi… …ouff!), solite palle di neve in faccia e non solo….di cui abbiamo abbastanza le palle piene! Tutto questo movimento non può che mettere fame alle caprette! Ci si riunisce così, allegri e beati, attorno al tavolo dell’aperitivo affettando salamino e sorseggiando calicetti di vino.

Lorenz

Nel frattempo c’è chi lavora per noi…. e attorno al nostro caminetto assaporiamo una  gustosissima carbonara affumicata preparata dal nostro meticoloso chef,  santo omo che gà cusinà per noi per due giorni! Perchè diciamocelo, senza di lui saremmo andati avanti a pistacchi e grissini!! Il pomeriggio inizia….e non finisce mai…..Appesantiti dall’ingente quantità di cibo che viene mandata giù in maniera quasi compulsiva, e paralizzati dal freddo, il tempo sembra si sia fermato, le lancette degli orologi fanno fatica a muoversi…come noi del resto! Ogni minimo movimento pesa, anche solo l’idea: “passami quello” “sposta quell’altro” “metti là sta roba” “fai così”…”ma fa ti ciòòò!!!” “ma cosssaaa!”. E in più, la prospettiva di passare un’altra, interminabile notte al freddo demoralizza gli animi più stanchi. Qualcuno accenna ad un ritorno anticipato, ma fortunatamente, e come il codice etico delle Cavre impone, nessuno si lascia scoraggiare, si resta tutti assieme! Anche se inermi e ipnotizzati davanti al camino….

Arriva l’ora di cena e ci si dedica alla griglia… polenta bruciata e pollo crudo son le specialità della serata! ”cossa, non te gà mai magnà roba brusada?” … Per fortuna son rimaste ancora un po’ di quelle deliziose lenticchie … Le ore trascorrono sempre più stancamente, anche se qualcuno resta a suo modo attivo e molesto … ”ma dove te gà imparà a viver?!”. Uno dopo l’altro tutti a nanna, avvolti nei saccoapelo sotto strati e strati e strati di maglie magliette e maglioni. Qualcuno fa lo spocchioso con una presunta copertina termica by Godina… soffre addirittura il caldo povero picio, e i ronfi che emana direi che lo confermano! La notte la si passa alternandosi accanto al camino per mantenere almeno un po’ di tepore in questa casera priva di calore (umano) e permettere un riposo quasi decente a chi soffre di più il freddo. ( Mentre chi sta bene non si preoccupa minimamente degli altri e continua a dormire senza problemi…ndr )

Al mattino lo sibilìo di un forte vento ci fà da sveglia: i più temerari escono rischiando l’assideramento delle zone del corpo più delicate….”matouna!!” Ma quando la natura chiama, chiama!  Le nubi avvolgono le cime che ci circondano….ma fortunatamente il cielo si schiarisce un po’ lasciandoci ben sperare che il bel tempo ci accompagni al ritorno.

Dieguz

Si dà inizio al brunch nostrano… fette di putizza con birra fresca, alternate a panini di salame e latte caldo; bonbon alcolici forzatamente ingeriti (shake your bon-bon!) e liofilizzati Plasmon per i più piccini… Il nostro amico muto ( scusa Die ), nel ruolo di Babbo Natale, si prodiga nello spartire gli avanzi della spesa: ad ognuno le sue preferenze. Ma ha mal calcolato l’irascibilità tutta nuova di un componente che per una mortadella in più nel suo gruzzoletto stava per fare a botte con tutti! Si ordina, si sistema, si pulisce, il tutto accompagnato da un profondo e coinvolgente dialogo: “matouna!!” “ma cosssaaa!!” “Copenaaghen!!” “ma dove te gà imparà a viver?!” “te gà 10 secondi per ammetter che te son un coion!!” ripetuto in loop e che ormai è certo, sarà il leitmotiv del gruppo….

Scattate le rituali foto di gruppo di fine gita e fine molestie, ci si incammina lungo il sentiero facendo molta attenzione a dove appoggiare i propri piedi nell’attraversare quello che solo 48 ore prima era un candido campo incontaminato ma che ora è diventato più che minato!! La comitiva procede, chi più avanti, chi più indietro, si parla, si ride, si impreca trascinando lo slittino…. Arrivati alla macchina ci si prepara per il ritorno alla civiltà (sigh-sigh…) e ognuno inizia a far i conti con la propria realtà….e soprattutto con il proprio saporino di affumicato…

E&Chu

…ma a casa questo acre odore di caminetto che ci investe interamente, sarà un dolce ricordo di un’altra avventura archiviata, di un’altra ed emozionante esperienza che ha aperto le porte ad un nuovo anno.

Anno che spero sarà sorridente e sereno per tutti voi, e con tutti voi. Con chi è vicino, con chi è lontano, con chi desidera cambiare la propria vita, con chi mi odia fin dal primo giorno che mi ha vista, con chi sogna un lavoro migliore, con chi s’impegna con tutta la sua volontà per finire l’università, con chi lavora sodo per arrivare al premio Nobel, con chi l’annoio quando parlo anche nei sogni, con chi da anni mi sta accanto nelle mie paranoie….

Ed ecco qui che arriva il mio quarto buon proposito: andar più spesso in gita con le Cavre!! 😉

Un bacio a tutti.

Erikina

REPORT Sopralluogo Casera Nauleni (semicavrada)

Casera Nauleni (1639m)

26 dicembre 2010

FEATURING SANDRIN, DIEGO, CHUBE & ERIKA

WEBCAM Sauris di sopra (1400m)

Quarto ed ultimo sopralluogo per capodanno, anche questo purtroppo ad esito negativo… ma cominciamo dall’inizio…

Dalla SS52, superata la poco ridente cittadina di Ampezzo, imbocchiamo la strada del Passo Pura con l’obiettivo di raggiungere il rifugio Tita Piaz, situato a 1417m per poi da lì prendere il sentiero che ci porterà alla nostra meta.

Fin dall’inizio un leggero strato di neve fresca ricopre il manto stradale, strato che a mano a mano salendo diventa sempre più consistente. Alla guida però, il nostro autista di fiducia, si dimostra abilissimo nel mantenere la calma e il piede fermissimo, il che ci consente di proseguire a velocità costante e di non scivolare su per gli impervi tornanti. Tranquilli e fiduciosi proseguiamo lungo il passo, fin tanto che non incrociamo una coppia indigena del posto che passeggia, con enorme pastore tedesco al seguito. Educatamente facciamo cenno di saluto, ma “el vecio selvadigo” ricambia dandoci dei “lazzaroniiiii!!”. Basiti da questa reazione, e colpiti nell’orgoglio di Cavre, ci domandiamo il perché di questo insulto gratuito…”non xè miga chiusa la strada..”si commenta in macchina. Lo strato di neve intanto si fa sempre più spesso, la strada inoltre è seminata da pietre e pietruzze che rendono difficile l’adesione dei pneumatici, e ad un certo punto siamo costretti a montare le catene ( accessorio a dir poco indispensabile da avere in bagagliaio quando si va in montagna nella stagione invernale …….). Intimoriti dall’arrivo del vecchio cerchiamo di fare più in fretta possibile, ripartiamo, ma di lì a poco neppure le catene possono di fronte a cotanta neve , quindi accostiamo e parcheggiamo il mezzo. Nel frattempo naturalmente arriva la coppia, e il vecchio ci informa che la strada in verità è chiusa in inverno per pericolo slavine. Peccato che nessuno di noi avesse notato alcun cartello però…vabbeh! Così, dopo la tradizionale foto di gruppo di inizio gita, iniziamo a camminare. L’entusiasmo purtroppo svanisce dopo una decina di minuti a causa di una slavina che interrompe il percorso. Cavra Diego però non si lascia intimorire, e decide di aggirarla risalendo il pendio del monte con l’agilità che lo contraddistingue e attraversandola in un punto un pò più pianeggiante. Gli altri tre componenti sono indecisi sul da farsi, c’è chi non si fida molto e chi è un pò intimorito… si decide così per separarsi: Cavra Diego e Cavra Chube proseguiranno fino alla casera, e ci si ritroverà al rifugio Tita Piaz che Cavra Sandro e Cavretta Erika raggiungeranno in macchina costeggiando il lago e prendendo il passo Pura dalla parte di Sauris.

Data la brevità del percorso in macchina, ( e data la chiusura del rifugio che non avrebbe permesso di fermarsi a poltrire come avevano prospettato di fare… ) le due Cavre decidono di raggiungere i compagni lungo il sentiero, sentiero che fin dall’inizio si presenta per niente agevole. La neve alta fa sprofondare ogni due passi e in alcuni punti arriva fino all’altezza linguine. Ma i nostri eroi non si scoraggiano e con l’entusiasmo e l’allegria tipici ( del tutto apparenti…) foto intraprendono la camminata, aiutati un pochino dalle orme lasciate dagli amici. Lentamente quindi si risale il percorso nel bosco, tra ostacoli, cadute e imprecazioni…si scopre che gli altri hanno raggiunto la meta e si decide di fare lo stesso (non pensando che gli altri due sarebbero potuti morire ibernati nel frattempo aspettandoli…). Finalmente la boscaglia si dirada e si apre il pianoro dove spunta casera Nauleni. Pianeggiante si, ma non per questo di più facile attraversamento….la neve qui è ancora più abbondante data l’assenza di alberi. Ma sollevati nel vedere la meta, ci si affretta per ricongiungersi alle due cavre. Qui si passa mezz’oretta riposando, con merenda natalizia a base di tartine di salmone, thè caldo ( con tanto zucchero… ),e l’immancabile cioccolata per la felicità della cavretta!

L’ambiente si rivela perfetto per le esigenze “capodannesche”: non troppo grande, non troppo piccolo, con caminetto, tavolo, panche e dispensa disposti in una maniera abbastanza funzionale .Una piccola scala porta ad un soppalco, che può ospitare tre, forse quattro persone su delle reti. ( Si nota anche qui la presenza di losche presenze mascherate….vedremo il da farsi, sarà meglio eliminarle…). Scattata la foto di gruppo, lasciati i nostri commenti ( molto personalizzati alla maniera cavresca…) sul quaderno della casera , il sole basso ci avvisa che è l’ora di ripartire. Riposati e rifocillati (e qualcuno anche rinco… ) riattraversiamo il pianoro, notando che la temperatura si è abbassata dalla consistenza più compatta della neve che impedisce almeno in parte gli sprofondamenti. Gaiamente scendiamo lungo il sentiero, e i giochi infantili di alcuni componenti ci accompagnano tutto il tempo…lanci di palle di neve, palle di ghiaccio e scassamenti de balle…ops!pardon, di alberi per far cadere la neve addosso al malcapitato….qualche foto ricordo che fa sempre ben e, passata circa un’oretta, il sentiero giunge alla fine.

Contenti e soddisfatti arriviamo alla macchina, le ultime foto sono d’obbligo, riscaldiamo il motore (aiutati dai caprioli…..), riscaldamento a palla ( che concilia il sonno ) e via verso casa!

P.S.: Mi scuso se la qualità della scrittura non è brillante e ricca come quella della cavra Lorenz a cui siete abituati solitamente….è il mio primo report…siate clementi nei commenti! 😉

REPORT Cavrada n° 40: “invernale” in Val Feròn

Casera Feròn

5 dicembre 2010

FEATURING SANDRIN, CHUBE, ERIKA & LORENZO

SOPRALLUOGO PRO CAPODANNO

Cliccare sulla mappa due volte per ingrandire

Ecco, con un po’ di ritardo, il report del primo sopralluogo per Capodanno a Casera Feròn nell’omonima valle (sarebbe bello inserire anche quelli successivi a Casera Podestine, Casera Presoldon e Casera Nauleni). Trattavasi di semplice livello Chubino, 488m di dislivello per 8,2 km di distanza tra andata e ritorno, per metà su carrareccia e per l’altra su sentiero facile… ma gli oltre 80cm di neve hanno reso più ardua l’impresa elevandola al rango di “Cavrada” ufficiale ma anche escludendone – a parità di condizioni climatiche – una ripetizione in regime di sovraccarico capodannesco… c’è da dire però che il livello della neve è sceso notevolmente nel frattempo (in zona, mentre questo articolo viene scritto, inizia appena a 800m di quota… raggiungendo i 50cm solo a 1800m, da tenere d’occhio bollettino nivo-meteo e webcam a Claut).

Partenza (a “canguretto” causa fotomania compulsiva) dal ponte sul torrente Ferron (m 504), sulla S.S. 251 tra Cellino di sopra ed il bivio per Clàut, alle ore 10.15 circa (vari discorsi sull’emancipazione femminile e corsi di “perfezionamento” ci distraevano più volte dall’individuare il punto esatto…). Come previsto il percorso iniziava in assoluta tranquillità su facile sterrato (le uniche subdole preoccupazioni erano quelle rivolte a qualche stalattite di ghiaccio dai più pavidi… mentre altri si ipnotizzavano nel fotografarne le conformazioni).

Una parte della banda si attardava in scatti melensi mentre la valle andava via via aprendosi, sovvraccarica di neve, al proseguire del cammino sotto l’imperturbabile sguardo dei contrafforti della Pala Giuliana. Dopo un po’ si presentava un guado (ovviamente occasione per perdere tempo con foto in pose varie) non in grado di impensierire i Nostri (impensieriti invece dagli odori dei caprioli…), così come la strada seguitava ad essere bella ampia e dalla moderata pendenza.

Dopo un secondo e ancor più semplice attraversamento del ruscello la strada diventava però un sentiero viepiù erto, suscitando l’insofferenza di parte della spedizione, causa anche i continui sprofondamenti… Diversi passaggi angusti sul greto del torrente iniziavano a compromettere la soluzione di un trasporto via slitta (bob in realtà..) delle vettovaglie (che in verità sta andando per l’esclusione definitiva alla luce dei successivi sopralluoghi…).

Dopo una salita faticosetta (con la neve) Le Cavre approdavano nella faggeta che copre Sella Feròn (993m), mentre il livello della neve continuava a salire, ispirando i gitanti a dare del loro meglio… Ma così come il cielo si apriva sulle nostre teste, anche il bosco andava diradandosi scoprendo alla vista il Monte Frugna e, in lontananza, il maestoso Col Nudo. Dopo un po’ si apriva una radura in mezzo alla quale compariva l’agognata Casera (dopo due ore di marcia “con la fiacca”) inatteso ricettacolo di unni metallari

Dopo un po’ di meritato riposo e varie attività più o meno ludiche come il lancio dello zaino, misteriosi balletti, foto estenuanti di gruppo, ed un simpatico e articolato corso di stupro – in coppia e di gruppo – che tuttavia suscitava l’allegria della vittima… salvo poi scoprire il nuovo elemento della tavola periodica conosciuto come Veodio… Dopo tali amene attività insomma, ci si accingeva a visitare l’interno della casera, che constava pure di un secondo vano con ulteriore sparghert e quattro brandine. Il piano superiore disponeva di alcuni materassi di gommapiuma ma si rivelava infestato di loschi figuri mascherati

Si provava ad accendere un fuocherello per testare il camino, scoprendo tragicamente che non tirava causa tappo di neve, ma almeno scaldava, anche le superfici più dispersive… dopo aver dato il nostro meglio, come al solito, apponevamo il nostro marchio sul registro della casera con un pezzo di carbone

Era tempo di andare e la fin troppo allegra accolita si metteva in marcia, chi aveva le ciaspole le usava, mentre altri preferivano la tecnica del ruzzolo libero, o quella del paiazzo indomito. E così, tra sguardi d’odio all’ennesima fotografia, corsette per il sentiero, foto foto e ancora foto si raggiungeva al fine la macchina.

REPORT: Malga di San Leopoldo (o Monte Piccolo)

La Malga di San Leopoldo come si presentava l8 dicembre

La Malga di San Leopoldo come si presentava l'8 dicembre

La salita al Jof di Dogna è sfumata in una tormenta di neve, quasi com’è accaduto per Cima Manera/Cavallo il giorno di San Giusto – l’unica “vetta” conquistata dalle prodi cavre Chube, Lorenzo e Massimo è stato un tal Monte Agar… un cocuzzolo ignobile di 1690m… (anche el Nevoso ghe dà strazze…).

Ben più importante è stato il sopralluogo alla Malga di San Leopoldo (secondo la Tabacco) o Malga Monte Piccolo (secondo quanto inciso nella stessa Malga). Oltre a ricordare la mappa per raggiungere la malga (link) ecco alcuni dati importanti:

  • La Malga è in ottimo stato, si tratta quasi di un piccolo villaggio con tanto di stalla (potete portare le vostre mandrie, contenti?). Ampio stanzone con caminetto centrale, ampia riserva di legna con tanto di pala e accetta, secondo piano abitabile dotato di almeno due stanze ampie ma prive di letti (nella succitata stalla abbiamo scovato alcune reti a molle/suste piuttosto lerce). Occorre quindi munirsi di materassini da campeggio e/o poliurettani aka dormibene (o come li si voglia chiamare).
  • LA MALGA SI RAGGIUNGE IN 2 ORE E MEZZA DI CAMMINO NELLA NEVE ALTA (almeno questo ci è dato da supporre visti i 20-30cm accertati già l’8 dicembre!), dato che in sè dovrebbe scongiurare il pericolo di sovraffollamento del fabbricato ma che rende l’avvicinamento impegnativo, specie considerando zaini pieni di bottiglie e cibo a carico… AVVISATI! – Chi possiede racchette da neve/ciaspe le usi (gnegnegnè, le go appena comprade da decathlon!), altrimenti necessarie le ghette! In assenza di queste alle normali pedule è preferibile un paio di volgari moonboot o simili – il dislivello in salita complessivo è di 500m (pendenza leggera e molto diluita su carrareccia) più 200 in discesa.
  • si accede al punto di partenza della camminata dalla località Pietratagliata, a 3,5 km a sud della stazione ferroviaria di Pontebba (uscita autostrada A23 – Pontebba poco sopra), percorrendo una stretta strada asfaltata che sale per 10 tornanti fino a Malga Poccet (1380m c.ca – agriturismo chiuso in inverno). Il vero pericolo di questa gita è l’eccesso di neve e la possibile impraticabilità di detta strada di servizio – nel caso essa si possa percorrere parzialmente sarebbe disponibile, eventualmente , il Ricovero Jeluz, decisamente più vicino di Malga San Leopoldo ma anche più piccolo e più spartano.

Per il momento Malga San Leopoldo sembra il luogo ideale per il nostro evento, in caso di avverse condizioni climatiche appronteremo diversi piani secondari nei prossimi giorni.