La maledizione delle Cavre

Marmolada dal Nuvolao, 2007

È in preparazione la 60° Cavrada. Una reunion più che altro. Il gruppo alpin-masochistico delle Cavre è disperso fra le distanti contrade del mondo e della vita e tranne le sporadiche uscite in gruppetti di due o di tre non si profila di certo un’abbondanza di occasioni per ricomporre “il gregge”, numeroso e unito per più di una notte come un tempo, a meno che non siano quelle destinate ai bagordi di capodanno (e ultimamente pure pasquali).

Da un lustro ormai rincorriamo un monte come fosse il santo graal: la Marmolada. Altitudine massima nelle Dolomiti, il parco giochi naturale delle Cavre. Basterebbe fissare un giorno, svegliarsi all’alba per raggiungere il lago Fedaia a cavallo fra Veneto e Sud Tirolo, saltare sulla seggiovia per Pian dei Fiacconi e risolvere la faccenda con un’ascensione in giornata di 1300 metri di dislivello. Salita e discesa per il medesimo tragitto: Ferrata Spalla Ovest. Ma non saremmo più Le Cavre, noi si vuole dormire sul monte come Kugy insegna, per vivere integralmente la montagna che saliamo; noi si vuole girare il monte a 360° per apprezzarne ogni versante: rimirarne la liscia e vasta parete Sud dalla Valle Ombretta, percorrerne la fredda e robusta Spalla Ovest per arrivare a Punta Penia, solcarne il residuo ghiacciaio a Nord per ridiscendere a valle… e se possibile risalirne pure la gigantesca e dirupata fiancata orientale, il Piz Serauta che tante volte abbiamo osservato all’orizzonte dalle più alte propaggini occidentali della nostra regione. Perdipiù si vuole riunire nella stessa gita chi quel giro l’ha sognato rinunciandovi ogni volta perchè il “quorum” non era completo. Forse non ce la faremo mai, forse il ghiacciaio si scioglierà prima, viste certe ultime follie del meteo. Fatto stà che questa cima mancata ha incrinato qualcosa nell’animo del sodalizio fin dal suo “battesimo” (2007). La rinuncia a quella vetta ha generato, come per un sortilegio, una partenogenesi di ulteriori rinunce, di cime mancate, giri monchi, fallimenti in quota. È la maledizione della Marmolada, gente.

Non sono mancate le soddisfazioni in questi anni, i giri riusciti pienamente come agli inizi ma, a lato, di soppiatto, si sono accumulate le note stonate, le “stecche” che da eccezione sono diventate lentamente la norma in questo fatidico 2012. Eccole a voi. Nei post a seguire snoccioleremo la carellata di “Fails” cavreschi. Mettetevi comodi e… buona lettura.

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REPORT Cavrada n.29: Tolminski Kuk, il primo tentativo

Tolminski Kuk 17 maggio 2009

FEATURING VERONIKA & LORENZO

GITA DEL QUINQUENNALE DELLE CAVRE!

16 MAGGIO 2004 – 17 MAGGIO 2009
CURIOSITÀ: Il complesso del Tolminski Kuk (per la precisione la sua propaggine chiamata Vrh nad Skrbino
) é , per poco, il 2000 più a Sud delle Alpi Giulie, nonchè la parte più meridionale del Triglavski Narodni Park. (su… rieducational channel!)

Partenza (ore 10.45) da Planina Kuk (quota 1150), con molta tranquillità, dopo aver temporeggiato nel lussureggiante Cepovanski Dol/Vallone di Chiapovano (a noi noto per ragioni non “cavresche”) e dopo aver percorso un’interminabile e paurosa stradina bianca – imboccata a Ljubinj verso Planina Stador – che ci ha via via allontanato dalla civiltà, conducendoci per remote lande verdi punteggiate di tanto in tanto solo da disabitati stavoli (Planina Lom)…

Da principio la nostra meta appare seminascosta e quasi completamente imbiancata (FOTO: da sx verso destra: Il Tolminski Migovec che nasconde parzialmente la vetta del Kuk, le sue cime secondarie, il Vrh Nad Skrbino, Rusnati Vrh fino al Vogel), mostrandosi solo più avanti laddove il sentiero ha modo di occhieggiare fra le fronde del bosco nel quale avanza dolcemente, fra fitte faggete (dove, nel mentre, qualcuno esibisce segni di lotta con cani…) e sporadiche finestre sul Monte Nero/Krn e sulla lontana conca di Tolmino.

Dopo un’ora di marcia giungiamo a Planina Razor (quota 1300) sotto il Vogel, inutile dire che neanche qui troviamo raffinerie o discariche (ancorchè sul versante opposto sorgano brutti ed inutili impianti sciistici, argh!) ma una plaga sottratta al tempo che guarda alla Valle dell’Isonzo senza invidia alcuna…

Nonostante alcuni enigmatici tentativi di autostop proseguiamo; da questo punto il sentiero inizia a farsi più deciso, guadagnando quota fra i mughi sotto il Vrh Nad Skrbino arrivando ben presto alla base della sua parete inclinata. Dopo alcuni saliscendi, mentre le chiazze di neve si fanno vie più consistenti arriviamo nell’anfiteatro terminale, il sentiero che conduce alla forcella – Skrbina – è completamente nascosto dalla neve oltretutto non battuta… Ahinoi, si rinuncia!

Non ci resta che pasteggiare (con nuove leccornie!) dopo neanche 3 ore di cammino… rimirando, 1000m sotto di noi, l’abitato più vicino (Tolminske Ravne). Ritorniamo indietro per il facile sentiero (ehm… 7° grado?), desiderosi di fare sport presso l’incantevole Planina Stador: attività faticose tipo “snocciolamento di noci marce“, godimento del panorama e brindisi ai cinque anni (e un giorno) delle Cavre, anche se i due pionieri di quella storica data sono assenti…