Rifugio Puez featuring Sassongher e Vallunga

Giro semplice di chiusura della bella stagione, ultimo WE di apertura del Rifugio Puez. Livello tra il “chubino” ed il “chube” a seconda della soluzione scelta. Dovrebbe esserci anche Viky a inaugurare ufficialmente la seconda generazione delle Cavre 🙂

WEBCAM METEO.

Immagine

SABATO 28: Partenza da Colfosco c/o Parcheggio ovovia Pradat, ascensione del Sassongher m 2665 – 2 ore (passaggio attrezzato di una quindicina di metri, chi non se la sente può aspettare poco più in basso alla forcella Sassongher m 2435). Attraversamento dell’altopiano della Gardenaccia (o Gherdenacia) lungo il segnavie n. 5 e poi n. 15, fino a raggiungere il Rifugio Puez dove si pernotta (obbligatorio sacco-lenzuolo, non occorre il saccoapelo).

Totale: 3 ore e mezza circa, dislivello 1050 m con vetta Sassongher, 850 senza.

In alternativa si può fare un secondo gruppo che prosegue per il segnavie n. 4, passando per il Lago e la forcella de Ciampei. Il tempo in questo caso si ridurrebbe a 2 ore e mezza per 700m di dislivello.

DOMENICA 29: Lasciando gli zaini in custodia al rifugio Puez salita al punto panoramico del Piz de Puez (m 2913). 500 metri di dislivello, 2 ore e 15′ andata e ritorno dal Rifugio (chiaramente evitabile aspettando al rifugio oppure organizzando anche qui un secondo gruppo per un giro sulla Gardenaccia, magari lungo il sentiero n. 1 verso il Ciampanì). Discesa verso Selva di Val Gardena per la Val Lunga, a piacere per il sentiero n. 14 oppure per il più lungo ma meno ripido sentiero n. 2 e poi n. 15, in entrambi i casi circa 2 ore e mezza dal Rifugio a Selva. Qui il dislivello è tutto in discesa (circa 800 metri). Da Selva nel tardo pomeriggio passa un autobus che valica il passo Gardena e arriva a Colfosco, oppure disponendo di due auto se ne può lasciare una a Selva (in tal caso si può anche fare il giro nel senso opposto: 1° giorno Vallunga, 2° Sassongher).

Programma 58° cavrada: Conturines e La Varella.

Progetto last minute, livello Chube + (ma solo per un breve tratto di ferrata sulla vetta delle Conturines) concepito dalle nostre menti smaniose di aria dei tremila!

1° giorno: il primo tratto fino al Ju dal’Ega susciterà qualche ricordo nelle cavre veterane, essendo stato percorso all’inizio della 6° cavrada, la prima di due notti fra Fanes e Tofana di Rozes. Ma una volta giunti allo Ju anzichè girare a dx verso il Bivacco della Pace si gira a sx verso il lago di Conturines presso il quale ci accamperemo (disponiamo di due nuovissime tende da trekking rispettivamente da 1,3 e 1,5 kg – per un totale di 4 posti! Il Campeggio nel parco Fanes – Sennes – Braies sarebbe proibito ma viene tollerato il bivacco alpino – ovvero monta al tramonto e smonta all’alba). Anzichè partire dalla Capanna Alpina partiremo da Armentarola per ridurre il percorso di ritorno alla macchina domenica. dislivello positivo: 900m per 3h- 3h e 30′ (quindi non necessaria neanche eccessiva levataccia domani).

2° giorno: conquista sia del Piz dles Conturines (m. 3064) che del Piz de Lavarella o La Varella (3055m). Per un totale di dislivello positivo di 650m (2 h e 1/2 circa – femo 3 per lo svacco sulle vette), a seguire discesa alla Forcella de Medesc (m. 2533), indi – tramite sentiero n. 12 – discesa in Val Badia… altre 2h e 1/2 per la macchina, e altri 100m blandi di dislivello a valle nel bosco).

WEBCAM (Rif. Lavarella, poco distante)

METEO (San Cassiano)

PANORAMA DI VETTA

Programma Cavrada n° 53

Nel caso non si voglia partecipare alla pur nobile adunata civile in Val Rosandra (ma ci sara? Non trovo più l’evento su FB…), domani Domenica 1° aprile (nessun pesce) in montagna si va.

L’obiettivo “automobilistico” è Passo Cason di Lanza. Da qui originariamente si pensava di conquistare il Zermula… ma il sottoscritto ha in serbo un’altra proposta. Ma partiamo dal ZERMULA:

L’idea base era quella segnata in rosso che però presenta alcuni svantaggi:

1) fino alla Forca di Lanza (m 1831) si percorre il versante Nord dove è probabile incappare in qualche strato di neve (il bollettino nivo-meteo segnala a 1800 metri, sui versanti N  delle Carniche, dai 10 ai 40 cm ), per 10 cm chi se ne frega. 40 son più fastidiosi, specie su un pendio.

2) xè una cagadina! Meno di 600 m di dislivello (meno del Nanos!), la distanza è pure irrisoria e ci si “brucia” la ferrata che, con meno neve a Nord, potebbe essere l’unica attrattiva cavresca della gita in futuro…

Si potrebbe ovviare a questi contro salendo più a Sud verso Paularo (itinerario verde), facendosi tutta la cresta (il contrario di questo tragitto). Si eviterebbe il versante Nord ed il dislivello e la distanza aumenterebbero (più di 1000m) dando dignità alla gita. C’è anche da dire che potremmo sacrificare la non imprescindibile ferrata del zermula nel caso volessimo veramente far stare la gita in mezza giornata…

Altrimenti si cambia monte! CRETA DI AIP :

Sempre partendo dal Passo cason di Lanza si punta verso l’opposto versante: Creta di Aip. Un bell’anello tutto nel versante Sud. Comunque meno di 1000 m di dislivello ma l’itinerario almeno abbraccia una bella fetta di monte!(dovrebbe corrispondere più o meno a questo).

La Creta di Aip presenterebbe un livello intermedio tra il Chube ed il Chube +, in quanto prevede brevi passaggi attrezzati (non ferrate vere e proprie però!) mentre il Zermula è forse addirittura livello Chubino. In entrambi i casi è meglio dotarsi di ghette di riserva. Per la Creta di Aip un imbrago “de battaglia” va bene…

Svinjak

Meteo permettendo, la prossima domenica s’inaugura la grande stagione cavresca 2011, basta nuggets!

Finalmente un monte vero! Anche se in verità è più basso del Nevoso e solo una decina di metri più alto del Matajur (1653m), la prominenza aguzza dello Svinjak gli è valsa il soprannome di “Cervino di Bovec“. Un picco di tutto rispetto ma “segato” quel tanto alla base da renderlo praticabile anche in una stagione in cui l’alta quota è ancora prigioniera dell’innevamento diffuso (perdipiù in scioglimento e quindi “valanghivo”).

Si parte dall’abitato di Kal – Koritnica nella conca di Bovec e poi dritti su fino alla vetta senza possibilità di sbagliare, per 1193 m di dislivello. La segnaletica locale stima 2h e 30′ di cammino, Hribi.net dice 3h. Ad ogni modo trattasi di “LIVELLO CHUBE“, difficoltà contenuta ma di buon impegno fisico.

L’ultimo tratto è moderatamente esposto in quanto il sentiero s’inerpica su per il pendio erboso sommitale:

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Tris delle Tofane

——- Man mano che ci avviciniamo al momento fatidico della “Big Cavrada” dell’anno le date s’incasinano viepiù… e per incasinare ancor di più la situazione aggiungo l’ultima idea concepita ancora a giugno…

La Tofana di Rozes, top10 fra le Dolomiti sia per altezza che per imponenza della parete Sud, immancabile punto di riferimento nei panorami in cresta (se tutto è incerto per via dell’angolazione della visuale, la Tofana è sempre inconfondibile con la sua cupola quasi sempre “sbiancata”), fu il primo “3000” insaccato dalle Cavre sei anni fa (e la terza vetta conquistata, dopo Monte Sernio e Montasio)… all’epoca l’itinerario fu un complesso ma efficace “ghirigoro” studiato per evitare ogni possibile ferrata, persino quella brevissima della Scala del Menighel… l’assenza di attrezzatura e un ingenuo timore reverenziale ci allontanavano da questi artefatti pur sempre turistici: vera e propria “preistoria” delle Cavre! Già l’anno dopo incominciò “l’età del ferro” (su Pale e Canin) che si consolidò nel 2006 col tris di ferrate sul Civetta. Oggi, in piena Era “Normale” ci riproproniamo di tornare in loco sviscerando però ogni ferrata possibile in zona!

L’itinerario ideale che abbracerebbe tutte e tre le Tofane si articolerebbe in due notti:

1° giorno: Partenza dal Rif. Dibona (2083m – raggiungibile in auto pagando però una salata gabella: 10 euri!), poi – districandosi per la selva di sentieri ai piedi della Tofana (in sequenza: 403 – 442 – 404… 06 per chi chiama da fuori Roma) – si raggiunge il Castelletto imboccando l’omonima galleria, inizio della Ferrata Lipella che si percorre fino alla vetta. Si scende per “la normale” (quella fatta 6 anni fa) fino al Rif. Giussani dove si pernotterà (proprio come 6 anni fa!). Ufficialmente 1150m di dislivello, ma bisogna considerare che la prima parte della ferrata Lipella fino alle Tre Dita è un continuo saliscendi! Tempo stimato: circa 6 ore e 1/2.

2° giorno: Si discende il sentiero n. 403, imboccando nel tornante successivo all’ex- Rifugio Cantore la strada di accesso a Punta Anna. Da qui si inforcherà l’aereo sentiero attrezzato Olivieri fino al Bus della Tofana (che non è un bus navetta! bon ok, non fa rider…) e da questo la ferrata Tofana di Mezzo fino alla cima omomina – 3244m (vetta n. 3 delle Dolomiti dopo Marmolada e Antelao, ma purtroppo devastata da una funivia e da un… Ristorante in cima!) . Infine si percorre la facile Ferrata del Formenton fino alla 3° Tofana (di Dentro – 3238m, quasi un’anticima di quella di Mezzo) scendendo poi alla Baracca degli Alpini (2922m) dove si passerà l’ultima notte. Circa 900m di dislivello, anche qui però il percorso è soggetto a saliscendi in cresta solo in parte calcolato… Tempo stimato: 6 ore.

3° giorno: “Passeggiata” conclusiva senza grandi dislivelli ma costantemente esposti su panorami enormi. Si scende infatti fino a a raggiungere il sentiero n. 407 che si percorre fino all’inizio del Vallon di Ra Ola dove s’imbocca la lunga Cengia Paolina che percorre un grande cornicione costantemente affacciato sulla profonda Val Travenanzes fino a raggiungere di nuovo il Rif. Giussani / Forcella Fontananegra, dal quale si ridiscenderà comodamente al Dibona disegnando così una specie di “Otto” oblungo sulla cartina. Difficile calcolare sulla carta il dislivello che ufficialmente è di 500m ma che il notevole saliscendi di “cengia” amplia considerevolmente. Anche qui circa 7 ore di marcia previste… ma estremamente suggestive!

Complessivamente il livello rientra nel Superchube, diciamo un Superchube dal volto umano…. (che bella metafora…), in quanto i dislivelli sono si importanti, ma abbordabili… oltretutto diminuiscono di giorno in giorno all’aumentare della stanchezza accumulata. Le ferrate sono molto esposte (specie nel 2° giorno) ma assicurate a dovere si da renderle tecnicamente di media difficoltà…

L’itinerario si può spezzare anche in due tronconi di un giorno l’uno: Ferrata Lipella andata e ritorno dal Dibona ( 7.30 – 8 h circa) e ferrata Punta Anna/Ferrata Olivieri/Formenton dal Rifugio Pomedes (raggiungibile con funivia dal Ristorante Pietofana).

WEBCAMMETEO

P.S. Non sarebbe male se nei commenti si inserisse le giornate “disponibili” di ognuno anche solo per la Marmolada (per me ok tutte tranne i lunedì 9 e 16 ed il 17 agosto).

Giro del Sasso della Croce

E infine un livello Chube (nonostante qualche passaggio attrezzato semplice). Siamo in Val Badia, zona fighetta, ma il lunare parco di Fanes-Sennes-Braies costituisce una felice parentesi selvaggia fra vallate devastate da piste, hotels e skilift… Il Sasso della Croce o Kreuzkofel o Sas dla Crusc, per capirsi, è la lunga bastionata che si rimira tutto il tempo sulla sinistra percorrendo la SellaRonda da Corvara ad Arabba in senso orario…

L’itinerario è un anello che si può incominciare sostanzialmente in due punti: partendo dall’Ospizio della Croce, comodamente raggiungibile in seggiovia da Pedraces, oppure dai dintorni della frazione di Spëscia di La Valle / Wengen. A scopo indicativo per calcolare i tempi useremo la prima opzione.

1° GIORNO: Partendo dall’ospizio della Croce (2045m) si prosegue per il segnavie n. 16 scendendo fino a quota 1680 (vicino Spëscia, che come abbiamo detto è il punto di partenza alternativo), dopodichè si risale per il sentiero n. 13 fino al Passo di S. Antonio (2466m) per poi ridiscendere infine al Rifugio Lavarella (2042m). 3 ore e 1/4 secondo Enrosadira.it per meno di 450m di dislivello.

2° GIORNO: Lasciato il Rif. Lavarella si risale l’altipiano del Sasso della Croce o per il sentiero 7 (più alto) o per il 12 (più basso e tranquillo), arrivando comunque con il 7 alla Forcella della Croce (2612m) e lungo la cresta Sud-Ovest si risale fino alla Cima Dieci (3023m), vetta massima dell’escursione (4 ore fin qui). Per il ritorno all’Ospizio della Croce lungo il sentiero n. 7 (con tratti attrezzati) calcolare ancora 3 orette o 2 ore e e 1/2 a seconda del passo…

METEO

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MAPPA:

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Jalovec dalla Val Trenta

Alternativa relativamente più vicina (chilometricamente ma non nei tempi di percorrenza) e relativamente più facile (siamo su un Chube Più sostenuto…ma siamo anche nelle Alpi Giulie…) nonchè progetto rimandato sin dalla creazione del sito, El Gialuz ci aspetta dopo averlo rimirato diverse volte: dal Triglav, dal Mangart, dal Jof Fuart, dal Passo degli Scalini, dal Predil

1° GIORNO: Dopo aver percorso in macchina tutto, ma proprio tutto, l’Isonzo (dal Lisert fino a Bovec fin su per la Val Trenta fino al rifugio Koča ob Izviru Soče… d’altronde l’Isonzo nasce ufficialmente sul Jalovec…) arriviamo presso la località “Flori” (962m) dove si lascia l’auto. Da qui si sale direttamente fino al Zavetišče pod Å pičkom (2064m) dove si pernotta. 1100m di dislivello per 3 ore e 1/2 di marcia (hribi.net).

2° GIORNO: Si attacca direttamente la vetta del Jalovec da Sud per via parzialmente attrezzata (2 ore e 1/2 dal Zavetišče). La discesa presenta due opzioni: o si discende direttamente alla Jalovska Skrbina (2126m) e da qui fino alla macchina a Flori, oppure si percorre tutta la cresta del Jalovec fino a Kotovo Sedlo (2138m) per poi raggiungere con più ampio giro Jalovska Skrbina. La prima opzione presenta un dislivello di circa 600-650m, la seconda ne aggiungerebbe 200-250…

P.S. Dalle parti di Kotovo Sedlo hanno costruito recentemente un avveniristico bivacco stile “Base Luna” che indurrebbe a intraprendere tutt’altro percorso da Nord, dalle Valle Tamar (che s’imbocca subito dopo il valico di Fusine-Rateče – nella mappa sottostante si percorrebbe il sentiero che sale da N per l’area denominata “M. Kot”), con sensibile risparmio di dislivello e tempo (150m e mezz’ora in meno il primo giorno). Il problema è che il bivacco (che non sappiamo se sia munito di chiavi o meno) può ospitare solo 4 persone…

Tutto il percorso è fattibile in giornata stile “Tour de force” proprio da Nord, dal suddetto percorso, con un dislvello di 1537m per 5 ore e 1/2 (comunque inferiore al Mangart dai Laghi, per capirci, che era di 1700m…)

WEBCAM (Lussari con Mangart sullo sfondo, quando visibile)

METEO

MAPPA:

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Prima che le cavre vadano in vacanza…

Eccoci qua, la cavra bubez sta accrescendo le sue competenze e, per una volta, prende il posto dell’impegnata cavra filli e propone un itinerario (concordato però in precedenza con lorenz).

Date della spedizione: sabato 10 – domenica 11 luglio

Luogo: Monte Popera (3046 m, Dolomiti di Sesto)

S.D.C. (Scala di Difficoltà Cavresca): Superchube

Descrizione dell’itinerario

1.Giorno

Si parcheggia (a pagamento!maledetti tedeschi…) in Val Fiscalina, nei pressi del Rifugio P. Fiscalina / Fischleinbodenhütte (1454 m). Da qui si risale la Val Fiscalina fino al Rifugio Zsigmondy – Comici (2224 m). Si segue quindi il sentiero che sale a Forcella Croda dei Toni (2524 m) e poi, per il sentiero 107, si raggiunge il bivacco De Toni (2578 m). Dislivello circa 1100 m, 4.30 ore circa.

2.Giorno

Dal bivacco si prosegue lungo il sentiero 107 ( scendi ‘bastanza in zo,fin circa quota 2000…), passando per Forcella Maria e raggiungendo poi il Rifugio Carducci (2297 m). Da qui si sale a Forcella Giralba (2431 m) (era un pezzo del percorso della LUT!!!) e si svolta verso destra, seguendo le indicazioni per la Strada degli Alpini. Dopodichè “si segue per un ventina di minuti questo sentiero per poi abbandonarlo inoltrandosi verso la Busa di Dentro. Senza difficoltà su ghiaione si giunge al nevaio poi si prosegue sul ghiaione (molto ripido) che verso sinistra (nord) risale quasi totalmente la Busa di Dentro. Seguendo gli ometti si giunge quindi alla rampetta di rocce lunga una cinquantina di metri che è il passaggio meno facile. A destra della rampa c’è un canalino che può essere salito ma le ghiaie mobili consigliano la salita per la paretina e quando si giunge alla fine di questa si prosegue per l’evidente e facile traccia (gradoni rocciosi ma facili) che ci porta verso la cresta del Popera. La si segue verso destra (sud) e si arriva alla croce di vetta” (www.montagnaforum.com). Dalla vetta bisogna scendere nuovamente al sentiero 101, la famosa Strada degli Alpini, che si può seguire fino al bivio con il sentiero 124. Quest’ultimo poi ci condurrà nuovamente al Rifugio Fiscalina. L’alternativa, più breve ma meno spettacolare, è, raggiunto sempre il sentiero 101, seguirlo fino al Rifugio Zsigmondy – Comici (2224 m) e poi percorrere a ritroso il sentiero del giorno precedente fino al parcheggio. Dislivello circa 1200 m, per circa (ma molto circa) 7 ore di cammino.

PREVISIONI METEO

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Hasta pronto!

Tris delle Bocchette (Dolomiti di Brenta)

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Dopo il gentile omaggio di ieri sera della (presto) cavra San Tommaso (la cartina delle Dolomiti di Brenta) non poteva mancare oggi il progetto, peraltro già abbozzato tra i auguri alla cavra per sbiego (che rinnoviamo e celebriamo in data odierna, suo reale compleanno) e le pesche col vin.

Si tratterebbe di un’inedita tre-notti nei pressi di Madonna di Campiglio (mai andate così lontano le Cavre!) di livello Superchube, Superchube Più con le vette (passaggi non a livello del Duranno ma degni del Cristallo, anche se meno faticosi). Inutile dire che trattasi di un giro remunerativo come non mai su un sistema di cenge mozzafiato, ponti sospesi etc, non se guadagna schei ma paesaggi dolomitici immensi – con la quasi-autoctona cavra San Tommaso a guidarci!

La mia idea:

1° GIORNO: Partenza dalla Val d’Agola, poco sotto Madonna di Campiglio, da quota 1320 fino al Rifugio XII Apostoli (2489m). Meno di 1200m di dislivello per circa 3 ore e mezza di camminata. Almeno a quanto si sostiene qua

2° GIORNO: Partenza dal Rif. XII apostoli imboccando il sentiero attrezzato dell’Ideale (segnavie 304), Via normale per la Cima Tosa (3174m – vetta massima del gruppo del Brenta – passaggi di I e II), Ferrata Brentari e lungo questa fino al Rifugio Pedrotti (2491m). Circa 3 ore e 3/4 senza vetta (alcune fonti sostengono 5 ore), la deviazione per la vetta presumibilmente richiede 2 ore e mezza in totale. Dislivello attivo: circa 1000 metri (? molti saliscendi).

3° GIORNO: Partenza dal Pedrotti, Ferrata delle Bocchette Centrali. Via delle Bocchette Alte con deviazione per l’ascensione della Cima Brenta (3150m vetta n. 2 del gruppo),  proseguendo poi fino al Rifugio Tuckett (2272m). Anche qui circa 1000m di dislivello in salita per un totale di 9 ore di marcia a causa dell’impegno richiesto dal percorso (in caso di difficoltà possibilità di deviazione a metà del percorso per il Rifugio Alimonta).

4° GIORNO: Discesa dal Tuckett fino al Rifugio Vallesinella e da qui fino al punto di partenza del 1° giorno. (Dislivello perlopiù in discesa, tempi di marcia ignoti…)

PRO: Giro immenso completo di quasi tutti gli highlights delle Dolomiti di Brenta, le ascensioni alle vette sono facoltative e non necessarie alla progressione lungo il percorso (e peraltro consistono in deviazioni relativamente brevi).

CONTRO: Un po’ si “brucia” tutto il gruppo di Brenta, saltando qualche pezzo (come la ferrata Castiglioni, il “poker” sfuma… o la parte di Bocchette che passa per i rifugi Alimonta e Brentei). Si passa per vedrette e tratti ghiacchiati, per sicurezza sarebbe utile portare dei ramponi… Vanno sacrificate due giornate per l’avvicinamento e la discesa e poi c’è il rischio che il giro sia troppo figo… dopo non vorremo più fare altre ferrate…
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Matajur, dai che ghe la femo…

Allora, fusse che fusse a vorta bbona! – Domenica sul Matajur si va, aperte le iscrizioni. Propongo di risolverlo in mattinata anche perchè il meteo tende al peggioramento…

Considerando che dal Rif. Pelizzo diventa una caghetta insignificante e considerando che il sentiero Palma che sale su dal valico di Stupizza mi sembra un po’ inutilmente massacrante… opterei per il sentiero Mersino Alto, segnavie n. 725…

Ci vuole un’ora e 3/4 per giungere in loco… una partenza alle 8?