Cavre sul Kenya

Tranquilli, non scrivo nessun report nè propongo nuovi giri (anche se fra un pò, lo sappiamo, si accenderà la discussione “casera post-natalizia pre-capodannesca”)…da brava manager pubblicizzo la nuova pubblicazione della nostra cavrawriter Lorenz sul sito che lo ha visto vincitore del Blogger contest.

http://altitudini.wordpress.com/2012/10/29/fuga-sul-kenya-un-classico-da-riscoprire/

Buona lettura! 🙂

Erika

Magajnova pot. Ovvero il sentiero delle magagne.

Voilà la traduzion della descrizion del misterioso sentier! Il personaggio illustrà non xè un orco che magna i bambini però, pecà!

 

“In Slovenia ci sono moli sentieri in ricordo, tra i quali a letterari, con i quali ci ricordiamo di famosi poeti e scrittori. Così è nata l’idea di segnare in memoria dello scrittore e psichiatra Bogomir Magajna di Gornje Vreme uno di questi sentieri anche nella valle della Vremska. L’idea del progetto è stata creata nell’ambito del centro sportivo Ruj Divača da Mirjam Frankovič Franetič. Qualche sussidio finanziario, che inizialmente era sufficiente per segnare il sentiero, e il materiale promozionale, sono stati ottenuti dal bilancio del comune per la salvaguardia del patrimonio naturale e culturale. La scritta sulla tabella “Magajonova pot”, (sentiero di Magajna,ndr) con l’immagine di Brkonje, disegnata e stilizzata da Nina Vojvoda è stata presa dalle favole di Magajna “Brkonja čeljustnik” (brk= baffo, čeljust= mascella, mascella baffuta….??, ndr)

 

Il sentiero si percorre circolarmente e dura buone 4 ore. Inizia presso il centro sportivo di Vreme a Famlje e prosegue attraverso Vremski Britof, a Gornje Vreme passa davanti la casa natale di Magajna, tramite la strada larga nel bosco prosegue sopra Gornje Vreme fino alla strada che sotto la Vremsčica conduce a Neverke e Pivko. Si attraversa la strada e nuovamente si prosegue con il cammino tramite il largo sentiero nel bosco verso la cima della Vremsčica. Sulla vetta il sentiero prosegue con i sentieri già segnati sulla cartina, dopo la cresta, davanti il vagone della LD Timav. Poi di nuovo attraversa la strada e si dirige verso giù con i sentieri nel bosco, dopo, invece, tramite la strada sopra il tunnel fino la valle di Vreme, davanti il simbolo del cagnolino (??? Ndr) avanti fino la fine, presso il centro sportivo di Vreme.”

 

Erika

 

Report Capodanno con le Cavre vol. 2.0(11)

Ecco qui il report del Capodanno Cavresco vol 2.0(11). Un report un po’ personalizzato su questi due giorni che ci hanno visto accogliere il nuovo anno lontani dalla civiltà, lontani dalla banalità, lontani dalla realtà… sospesi nel silenzio delle montagne e a diretto contatto con la natura (…. soprattutto con la natura umana visti i comportamenti di certi rozzi elementi…….).

Come in ogni ritrovo cavresco che si rispetti, che sia gita in montagna, al mare, osmiza o semplice bevuda in città, divertimento, allegria e goliardia l’hann fatta da padroni nel caratterizzare quest’avventura da mesi attesa da tutti i membri del gruppo, composto da 5 giovani screanzati e una dolce e gentile signorina per bene (santa donna che riva a sopportarli ).

Non starò qui a perdermi in dettagli su luoghi, modalità, cambi programma, tempi etc. della gita che sono a conoscenza di tutti… ciò che tengo a dire è che si, spensieratezza e giovialità l’hanno accompagnata come d’abitudine ma, almeno personalmente, questo capodanno ha lasciato il segno per lo spirito di gruppo respirato ( da non confondere con il fetore del gruppo inspirato…….).

Il contrattempo iniziale e la conseguente preoccupazione per la strada ghiacciata, hanno creato nella sottoscritta uno stato d’animo tutt’altro che positivo, infatti, molto titubante e incerta sul dà farsi, quasi quasi sperava di poter far dietro front verso un posto più caldo e sicuro: la casa tarvisiana a noi tanto cara ( anche se già occupata da sconosciute e dubbiose presenze….).

Massi Erika Sandro Chube Dieguz

La determinazione degli altri però, la loro fermezza nell’affrontare gli ostacoli e raggiungere la meta, un “si va su a piedi” detto senza un minimo di esitazione, l’hanno costretta ad accettare la situazione…e fin dai primi passi lo spirito cambia ottimisticamente, conscia del fatto che in fondo si stava facendo la cosa giusta, che in fondo bisogna provarci sempre, fidandosi degli altri, e perchè no, di sè stessi soprattutto, sapendo che ci si sarebbe divertiti e che non c’era nessun altro posto e tanto meno compagnia con cui voler esser in quel momento…. e così, intraprendendo il cammino sola soletta nel bosco innevato ed ammirando i colori rossastri del cielo al tramonto, respirava voglia di avventura e ringraziava i suoi amici molesti per esserci, ognuno a modo suo: chi perso tra genio e follia, chi arrogante e presuntuoso ma in fondo sempre un po’ bambino, chi amico saggio e a volte fin troppo preciso (ma fortuna che almeno lui è così..), chi freddo e composto all’apparenza ma in fondo bon come un toco de pan (alle olive!), chi da poco arrivato e a volte un po’ troppo impanicato ma sempre pronto a far festa….

Erika Sandro & Die

…Ma bando alle ciance! Preparati armi e bagagli, caricato lo slittino, si inizia il cammino illuminati dagli ultimi raggi di sole. La fatica si fa sentire e il buio pian piano cala, ma il gruppo è unito e con le frontali accese e l’aiuto delle ciaspe si avanza ansiosi di arrivare.

Finalmente dopo un’oretta e mezza di cammino, la vediamo, sotto un cielo sfarzosamente stellato lei, la nostra casera! Sforzata con gran maestria la legnaia si dà subito vita al fuocherello, punto di riferimento e centro nevralgico della vita in casera, unica fonte di calore attorno al quale passeranno le ore…Inizia la sistemazione interna del mobilio cercando la soluzione più comoda, che dopo mille battibecchi e incomprensioni si rivela essere quella della povera sottoscritta snobbata fin dall’inizio ( solito…). Il tavolo viene accuratamente organizzato con un criterio tutto femminile: un grande angolo dolci fornito di due pandori, un panettone, merendine, biscotti, buonissimi dolcetti fatti in casa, cioccolatini, torrone e i mitici cantuccini etc.etc.etc…; zona frutta secca per aiutare l’intestino pigro: albicocche, prugne, fichi e datteri; angolo carne + polenta; zona salata per stuzzicchini e aperitivi: pistacchi, taralli, pistacchi, grissini, pistacchi, pane alle olive, pistacchi… Tutto ( e di più ) superconvenientemente acquistato in quei 10-12 supermercati di Trieste…. Si posizionano gli alcolici pronti all’uso sulla mensola e una dopo l’altra si stappano le prime lattine di birra. Si crea un pò di atmosfera con varie candele (beh, candele… flebili ed effimeri lumini…) e siamo pronti per la serata! Ah no! Fermi tutti! Mancano i veri protagonisti della festa! E così i due fenomeni che li voleva tanto, tornano sul sentiero per trovare loro, i cappellini che “hanno dato una svolta alla serata…” Ritorneranno sani e salvi?! Noi vogliamo ricordarli così. Recuperati ‘stibenedetti cappellini…la festa può iniziare! Il nostro cuoco con grande pazienza si dedica alla cottura di carne e polenta aiutato da più di qualcuno (facilmennte emozionabile ) mentre altri si limitano a guardare o si divertono a punzecchiarsi alle sue spalle. A volte scatta qualche screzio : minacce con coltello, schiaffoni (non)meritati e urla indemoniate “te gà 10 secondi per ammetter che te son un coion!!” aizzano la combriccola…ma nessuno si fa male e nessuno nemmeno ammette de esser un coion………Si continua così a bere, mangiare, cantare e si tenta una lista di fioretti per il nuovo anno, speranzosi che almeno uno su cinque si avveri ( almeno quell’uno che fa da comune denominatore a tutti…..).

Sandrin&Massi

5…4…..3….2….1…AUGURIII! Finalmente mezzanotte arriva! Scintillanti bengala, dolce spumante e foto molesta “Copenaaghen!” per festeggiare en plein air…Ma l’entusiasmo da nuovo anno dura ben poco, e, mangiate le squisite lenticchie portafortuna cucinate alle 8 del mattino con tanto amore,  dopo pochi minuti tutti dentro i saccoapeli….

All’alba del giorno dopo, qualcuno è già sveglio, e premurosamente si attiva per attizzare il fuoco mentre gli altri ancora dormono per far in modo che il loro risveglio non sia troppo gelido. Consumata la colazione ed espletati i bisogni fisiologici mattutini, cercando di estorcere qualche trucco ai più esperti sul dove fare, come fare, con cosa fare: “a quattro zampe o in piedi? e dopo?” ….  il sole raggiante del nuovo anno richiama le Cavre ( almeno quelle sane ) al pascolo sotto un cielo sgombro da ogni minima nube. Varie ed amene attività ci intrattengono durante la mattinata. Operosi più dei 7 nani e la loro Biancaneve, si provvede a rimpinguare la scorta di legna improvvisandosi metodici boscaioli e forzuti falegnami . Ci si allaccia le ciaspe, o si tenta di farlo ( suggerendo “amorevolmente” di desistere a chi non è in grado..) e ci si incammina lungo il sentiero. Non passa molto tempo però che ci si ritrova già seduti… a respirare la quiete che ci circonda. Di ritorno alla base, si dà sfogo al bambino che è in ognuno di noi in temerarie discese con il bob contro alberi e giù per piste nere ( con conseguenti faticosissimissime risalite a piedi… …ouff!), solite palle di neve in faccia e non solo….di cui abbiamo abbastanza le palle piene! Tutto questo movimento non può che mettere fame alle caprette! Ci si riunisce così, allegri e beati, attorno al tavolo dell’aperitivo affettando salamino e sorseggiando calicetti di vino.

Lorenz

Nel frattempo c’è chi lavora per noi…. e attorno al nostro caminetto assaporiamo una  gustosissima carbonara affumicata preparata dal nostro meticoloso chef,  santo omo che gà cusinà per noi per due giorni! Perchè diciamocelo, senza di lui saremmo andati avanti a pistacchi e grissini!! Il pomeriggio inizia….e non finisce mai…..Appesantiti dall’ingente quantità di cibo che viene mandata giù in maniera quasi compulsiva, e paralizzati dal freddo, il tempo sembra si sia fermato, le lancette degli orologi fanno fatica a muoversi…come noi del resto! Ogni minimo movimento pesa, anche solo l’idea: “passami quello” “sposta quell’altro” “metti là sta roba” “fai così”…”ma fa ti ciòòò!!!” “ma cosssaaa!”. E in più, la prospettiva di passare un’altra, interminabile notte al freddo demoralizza gli animi più stanchi. Qualcuno accenna ad un ritorno anticipato, ma fortunatamente, e come il codice etico delle Cavre impone, nessuno si lascia scoraggiare, si resta tutti assieme! Anche se inermi e ipnotizzati davanti al camino….

Arriva l’ora di cena e ci si dedica alla griglia… polenta bruciata e pollo crudo son le specialità della serata! ”cossa, non te gà mai magnà roba brusada?” … Per fortuna son rimaste ancora un po’ di quelle deliziose lenticchie … Le ore trascorrono sempre più stancamente, anche se qualcuno resta a suo modo attivo e molesto … ”ma dove te gà imparà a viver?!”. Uno dopo l’altro tutti a nanna, avvolti nei saccoapelo sotto strati e strati e strati di maglie magliette e maglioni. Qualcuno fa lo spocchioso con una presunta copertina termica by Godina… soffre addirittura il caldo povero picio, e i ronfi che emana direi che lo confermano! La notte la si passa alternandosi accanto al camino per mantenere almeno un po’ di tepore in questa casera priva di calore (umano) e permettere un riposo quasi decente a chi soffre di più il freddo. ( Mentre chi sta bene non si preoccupa minimamente degli altri e continua a dormire senza problemi…ndr )

Al mattino lo sibilìo di un forte vento ci fà da sveglia: i più temerari escono rischiando l’assideramento delle zone del corpo più delicate….”matouna!!” Ma quando la natura chiama, chiama!  Le nubi avvolgono le cime che ci circondano….ma fortunatamente il cielo si schiarisce un po’ lasciandoci ben sperare che il bel tempo ci accompagni al ritorno.

Dieguz

Si dà inizio al brunch nostrano… fette di putizza con birra fresca, alternate a panini di salame e latte caldo; bonbon alcolici forzatamente ingeriti (shake your bon-bon!) e liofilizzati Plasmon per i più piccini… Il nostro amico muto ( scusa Die ), nel ruolo di Babbo Natale, si prodiga nello spartire gli avanzi della spesa: ad ognuno le sue preferenze. Ma ha mal calcolato l’irascibilità tutta nuova di un componente che per una mortadella in più nel suo gruzzoletto stava per fare a botte con tutti! Si ordina, si sistema, si pulisce, il tutto accompagnato da un profondo e coinvolgente dialogo: “matouna!!” “ma cosssaaa!!” “Copenaaghen!!” “ma dove te gà imparà a viver?!” “te gà 10 secondi per ammetter che te son un coion!!” ripetuto in loop e che ormai è certo, sarà il leitmotiv del gruppo….

Scattate le rituali foto di gruppo di fine gita e fine molestie, ci si incammina lungo il sentiero facendo molta attenzione a dove appoggiare i propri piedi nell’attraversare quello che solo 48 ore prima era un candido campo incontaminato ma che ora è diventato più che minato!! La comitiva procede, chi più avanti, chi più indietro, si parla, si ride, si impreca trascinando lo slittino…. Arrivati alla macchina ci si prepara per il ritorno alla civiltà (sigh-sigh…) e ognuno inizia a far i conti con la propria realtà….e soprattutto con il proprio saporino di affumicato…

E&Chu

…ma a casa questo acre odore di caminetto che ci investe interamente, sarà un dolce ricordo di un’altra avventura archiviata, di un’altra ed emozionante esperienza che ha aperto le porte ad un nuovo anno.

Anno che spero sarà sorridente e sereno per tutti voi, e con tutti voi. Con chi è vicino, con chi è lontano, con chi desidera cambiare la propria vita, con chi mi odia fin dal primo giorno che mi ha vista, con chi sogna un lavoro migliore, con chi s’impegna con tutta la sua volontà per finire l’università, con chi lavora sodo per arrivare al premio Nobel, con chi l’annoio quando parlo anche nei sogni, con chi da anni mi sta accanto nelle mie paranoie….

Ed ecco qui che arriva il mio quarto buon proposito: andar più spesso in gita con le Cavre!! 😉

Un bacio a tutti.

Erikina

REPORT Sopralluogo Casera Nauleni (semicavrada)

Casera Nauleni (1639m)

26 dicembre 2010

FEATURING SANDRIN, DIEGO, CHUBE & ERIKA

WEBCAM Sauris di sopra (1400m)

Quarto ed ultimo sopralluogo per capodanno, anche questo purtroppo ad esito negativo… ma cominciamo dall’inizio…

Dalla SS52, superata la poco ridente cittadina di Ampezzo, imbocchiamo la strada del Passo Pura con l’obiettivo di raggiungere il rifugio Tita Piaz, situato a 1417m per poi da lì prendere il sentiero che ci porterà alla nostra meta.

Fin dall’inizio un leggero strato di neve fresca ricopre il manto stradale, strato che a mano a mano salendo diventa sempre più consistente. Alla guida però, il nostro autista di fiducia, si dimostra abilissimo nel mantenere la calma e il piede fermissimo, il che ci consente di proseguire a velocità costante e di non scivolare su per gli impervi tornanti. Tranquilli e fiduciosi proseguiamo lungo il passo, fin tanto che non incrociamo una coppia indigena del posto che passeggia, con enorme pastore tedesco al seguito. Educatamente facciamo cenno di saluto, ma “el vecio selvadigo” ricambia dandoci dei “lazzaroniiiii!!”. Basiti da questa reazione, e colpiti nell’orgoglio di Cavre, ci domandiamo il perché di questo insulto gratuito…”non xè miga chiusa la strada..”si commenta in macchina. Lo strato di neve intanto si fa sempre più spesso, la strada inoltre è seminata da pietre e pietruzze che rendono difficile l’adesione dei pneumatici, e ad un certo punto siamo costretti a montare le catene ( accessorio a dir poco indispensabile da avere in bagagliaio quando si va in montagna nella stagione invernale …….). Intimoriti dall’arrivo del vecchio cerchiamo di fare più in fretta possibile, ripartiamo, ma di lì a poco neppure le catene possono di fronte a cotanta neve , quindi accostiamo e parcheggiamo il mezzo. Nel frattempo naturalmente arriva la coppia, e il vecchio ci informa che la strada in verità è chiusa in inverno per pericolo slavine. Peccato che nessuno di noi avesse notato alcun cartello però…vabbeh! Così, dopo la tradizionale foto di gruppo di inizio gita, iniziamo a camminare. L’entusiasmo purtroppo svanisce dopo una decina di minuti a causa di una slavina che interrompe il percorso. Cavra Diego però non si lascia intimorire, e decide di aggirarla risalendo il pendio del monte con l’agilità che lo contraddistingue e attraversandola in un punto un pò più pianeggiante. Gli altri tre componenti sono indecisi sul da farsi, c’è chi non si fida molto e chi è un pò intimorito… si decide così per separarsi: Cavra Diego e Cavra Chube proseguiranno fino alla casera, e ci si ritroverà al rifugio Tita Piaz che Cavra Sandro e Cavretta Erika raggiungeranno in macchina costeggiando il lago e prendendo il passo Pura dalla parte di Sauris.

Data la brevità del percorso in macchina, ( e data la chiusura del rifugio che non avrebbe permesso di fermarsi a poltrire come avevano prospettato di fare… ) le due Cavre decidono di raggiungere i compagni lungo il sentiero, sentiero che fin dall’inizio si presenta per niente agevole. La neve alta fa sprofondare ogni due passi e in alcuni punti arriva fino all’altezza linguine. Ma i nostri eroi non si scoraggiano e con l’entusiasmo e l’allegria tipici ( del tutto apparenti…) foto intraprendono la camminata, aiutati un pochino dalle orme lasciate dagli amici. Lentamente quindi si risale il percorso nel bosco, tra ostacoli, cadute e imprecazioni…si scopre che gli altri hanno raggiunto la meta e si decide di fare lo stesso (non pensando che gli altri due sarebbero potuti morire ibernati nel frattempo aspettandoli…). Finalmente la boscaglia si dirada e si apre il pianoro dove spunta casera Nauleni. Pianeggiante si, ma non per questo di più facile attraversamento….la neve qui è ancora più abbondante data l’assenza di alberi. Ma sollevati nel vedere la meta, ci si affretta per ricongiungersi alle due cavre. Qui si passa mezz’oretta riposando, con merenda natalizia a base di tartine di salmone, thè caldo ( con tanto zucchero… ),e l’immancabile cioccolata per la felicità della cavretta!

L’ambiente si rivela perfetto per le esigenze “capodannesche”: non troppo grande, non troppo piccolo, con caminetto, tavolo, panche e dispensa disposti in una maniera abbastanza funzionale .Una piccola scala porta ad un soppalco, che può ospitare tre, forse quattro persone su delle reti. ( Si nota anche qui la presenza di losche presenze mascherate….vedremo il da farsi, sarà meglio eliminarle…). Scattata la foto di gruppo, lasciati i nostri commenti ( molto personalizzati alla maniera cavresca…) sul quaderno della casera , il sole basso ci avvisa che è l’ora di ripartire. Riposati e rifocillati (e qualcuno anche rinco… ) riattraversiamo il pianoro, notando che la temperatura si è abbassata dalla consistenza più compatta della neve che impedisce almeno in parte gli sprofondamenti. Gaiamente scendiamo lungo il sentiero, e i giochi infantili di alcuni componenti ci accompagnano tutto il tempo…lanci di palle di neve, palle di ghiaccio e scassamenti de balle…ops!pardon, di alberi per far cadere la neve addosso al malcapitato….qualche foto ricordo che fa sempre ben e, passata circa un’oretta, il sentiero giunge alla fine.

Contenti e soddisfatti arriviamo alla macchina, le ultime foto sono d’obbligo, riscaldiamo il motore (aiutati dai caprioli…..), riscaldamento a palla ( che concilia il sonno ) e via verso casa!

P.S.: Mi scuso se la qualità della scrittura non è brillante e ricca come quella della cavra Lorenz a cui siete abituati solitamente….è il mio primo report…siate clementi nei commenti! 😉